Marattin: “Contro il Mes solo bugie. Ma il governo va avanti”

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Prima una notte passata a duellare con i propri compagni di governo per la norma sulle fondazioni inserita nel decreto fiscale, poi la mattinata a spalleggiare il premier Conte, impegnato a difendere la posizione dell’Esecutivo sul Mes. Il tutto, a pochi giorni di distanza dalla notizia sull’inchiesta dei magistrati fiorentini su Open, la fondazione che faceva capo a Matteo Renzi.

Non sono stati certo giorni facili per Italia Viva, ma l’economista braccio destro di Renzi, Luigi Marattin, assicura che il governo reggerà: «Ci sono tutte le condizioni per una rinnovata spinta», e l’inchiesta non avrà alcun effetto tellurico: «Sono due piani diversi, spero solo che il dibattito pubblico si abitui a parlare di sentenze definitive e non di indagini in corso».

Onorevole, partiamo dal dibattito sul Mes. Lei dice che si tratta di una riforma utile ma tardiva, perché?
Perché se si fosse avviato prima il Financial Backstop, ovvero il “paracadute” in caso di risoluzione di una banca sistemica all’interno della Ue, forse – dico forse – si sarebbe eliminata l’incertezza che ha accompagnato alcuni fallimenti bancari dal 2015 in poi. E questo avrebbe consentito una gestione più ordinata di quelle crisi. Non avrebbe eliminato il concorso degli azionisti ma forse, chissà, avrebbe influito sulla dinamica che ha portato quelle banche alla necessità di risoluzione.

L’intervento del premier Conte alla Camera è stato in qualche modo risolutivo?
Il presidente è stato costretto a ricordare quello che in un paese normale non sarebbe stato necessario ricordare. Sarebbe infatti bastato leggere le carte. Ma si sa, da un po’ di tempo a questa parte in Italia far politica non è più leggere, studiare i problemi, ideare soluzioni e cercare il consenso per implementarle, ma è soltanto la gara a chi spara la balla più grossa.

Le opposizioni stanno strumentalizzando la vicenda?
In nessun paese democratico sarebbe stato consentito a Matteo Salvini di andare sulla tv pubblica a dire agli italiani che il Mes, che in realtà è un accordo tra governi per prestare liquidità ai paesi in difficoltà, è un «organismo privato che taglia i fondi alle banche». E questa è stata solo una delle sporche menzogne che Lega e Fratelli d’Italia da giorni continuano a ripetere, spesso con il tacito consenso di mezzi di informazione che sembrano non saper più distinguere i fatti dalle opinioni. Eppure gli stessi 5 Stelle non stanno rendendo facile la vita del governo su questo punto. Non so, parlando con molti di loro ho più che altro l’impressione che siano prigionieri di uno slogan di molti anni fa – il Movimento nacque sull’onda di un forte e acritico antieuropeismo – che ora non sanno più come rinnegare. Ma confido che, discutendo nel merito, si possa trovare una posizione comune. In fondo concordiamo che i veri pericoli vengono da altri fronti, in primis la ponderazione per il rischio dei titoli di stato.

Il Pd ha provato a chiudere la spinosa questione dell’emendamento sulle fondazioni nel decreto fiscale. Incidente chiuso?
Beh, se è stato un errore, è un errore in cui sono incorsi simultaneamente tre forze politiche: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Leu… In statistica si direbbe che la probabilità composta di tre errori in contemporanea non è così alta. Ma bando alle polemiche. Noi di Italia Viva voteremo per il ritorno del testo in commissione, per cancellare quella brutta norma.

Secondo lei è stato davvero un incidente o c’erano altri obiettivi?
Questa domanda andrebbe posta a chi ha presentato l’emendamento e a chi l’ha votato. Ma a me interessa solo quello che sarà il risultato finale.

Complessivamente, che giudizio dà del testo che arriverà in discussione generale in Aula?
Il decreto fiscale – da qualche anno – si può leggere solo in combinato disposto con la legge di bilancio: insieme costituiscono la manovra di bilancio complessivamente intesa. E questa manovra, si sa, per tre quarti è dedicata a evitare l’aumento dell’IVA. È evidente quindi che il potenziale espansivo è non elevatissimo, per forza di cose. Ciononostante ci sono molte cose buone e il decreto fiscale in particolare contiene molte misure in grado di contrastare l’evasione, senza però etichettare tutti i contribuenti come evasori che ancora non sono stati scoperti. Purtroppo fa eccezione l’articolo sulla confisca allargata, su cui non siamo d’accordo e che non abbiamo votato. Troppo forte il rischio che un imprenditore, mentre subisce un mero accertamento – prima quindi di ogni condanna – si possa vedere la propria azienda sequestrata in via cautelare.

Gli intoppi di questo governo si stanno sommando, nel Pd sembra aumentare la diffidenza nei confronti dei 5 Stelle e le regionali complicano il quadro, ormai il mantra è: “Il governo dura se lavora, altrimenti meglio staccare la spina”. Italia Viva è dello stesso avviso?
Beh, è una banalità. Vogliamo forse dire che un governo può andare avanti anche se non lavora? Del resto se un impiegato smette di lavorare, va a casa. E così un governo. Ma ci sono tutte le condizioni per una rinnovata spinta. Noi di Italia Viva proponiamo tre priorità: investimenti, riforma Irpef e una nuova legge annuale sulla concorrenza.

L’inchiesta Open inciderà in qualche modo sulla stabilità del governo Conte?
No. Sono due piani diversi. Io rispetto il lavoro dei magistrati, che hanno il diritto e il dovere di verificare la presenza dei comportamenti delittuosi dovunque ne ravvisino la necessità. Ma difendo l’autonomia della politica e, soprattutto, un dibattito pubblico che deve abituarsi a non essere schiavo delle indagini o degli avvisi di garanzia, ma farsi guidare dalle sentenze definitive.

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