Migranti: Da Giau (Pd), record respingimenti non medaglia ma violenza

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Trieste – “Il record di 1.240 respingimenti informali, registrato nel 2020 dalla rotta balcanica (ben il 420 per cento in più rispetto al 2019), non può e non deve costituire una medaglia che la Regione Friuli Venezia Giulia si appunta orgogliosamente al petto per aver difeso i propri confini e aver ripristinato la legalità”.

Lo afferma in una nota la consigliera regionale Chiara Da Giau (Pd), esprimendosi “a margine della manifestazione che si tenuta a Trieste, davanti al consolato croato, contro le politiche europee in merito alla protezione dei confini”.

“Questa cifra rischia, invece, di costituire – aggiunge l’esponente dem – un alibi inconsistente rispetto ai gravi reati che si svolgono dalla frontiera in poi. Fatto ancora più triste ora che, dopo mesi di denunce da parte di osservatori e associazioni, i racconti e le immagini rilanciate da quotidiani e telegiornali hanno reso innegabilmente evidenti le violenze e le condizioni inumane alle quali vengono sottoposti i migranti lungo la rotta balcanica e nei campi bosniaci”.

“Non esiste accordo – sottolinea ancora Da Giau – che possa rendere legale ciò che apre la strada alla violazione delle persone e dei loro diritti. Le modalità con cui l’Italia e la Regione Fvg operano per il rispetto della convenzione di Dublino, sul proprio confine orientale, non possono eludere la responsabilità su quello che succede una volta varcato quel confine, specie se mancano trasparenza e certezza di regolarità anche sui comportamenti sul suolo italiano”.

“Con la stessa sollecitudine con cui Governo e Regione hanno manifestato, a parole e nei fatti, la loro solidarietà alle popolazioni croate colpite dal terremoto, auspichiamo – conclude la nota del Partito democratico – che si esprimano e si adoperino anche nei confronti dei migranti ospitati nei campi balcanici. Ci sia, poi, anche una ferma volontà di verificare in modo trasparente come si dia corso ai respingimenti sul territorio regionale, di impegnare l’Europa a un severo controllo sui comportamenti delle polizie dei Paesi della rotta balcanica e di interrompere la pratica dei respingimenti illegali”.

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