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Misiani: “I soldi ci sono, riusciremo ad aiutare chi ne avrà bisogno”

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«I lavoratori vanno pagati prima possibile», dice Antonio Misiani, viceministro pd dell`Economia. «Stiamo monitorando la spesa per la cassa integrazione e potrebbe essere inferiore a quanto stanziato. Ma se così non fosse, siamo pronti a intervenire con altre risorse, prima ancora di attivare il programma europeo Sure».
Viceministro, ci sono ancora 830 mila lavoratori senza la Cig di marzo e aprile. Altre stime fanno salire il totale a un milione. Com`è possibile? Come si rimedia?
«Stiamo ai dati Inps del 4 giugno: restano da pagare 420 mila beneficiari, il 5% del totale. Pochi o tanti che siano, vanno pagati il più rapidamente possibile. Detto ciò, i dipendenti Inps stanno facendo uno sforzo straordinario, tra mille difficoltà: un numero record di domande, moltissimi dipendenti in smart working, le procedure farraginose per la cassa in deroga, che abbiamo dovuto cambiare in corso d`opera».
La Cig veloce, con l`anticipo Inps del 40% arriverà solo a luglio. E chi usufruisce di quella in deroga dovrà ancora passare per le Regioni, se non ha esaurito le prime 9 settimane. Non si poteva proprio fare di più?
«Con il decreto Rilancio abbiamo fatto un importante lavoro di semplificazione. Sarebbe utile estendere la nuova procedura anche alle domande che potrebbero ancora arrivare in base al Cura Italia».
Molte aziende hanno già consumato 14 settimane. Come faranno ad arrivare all`I settembre per chiedere le altre 4?
«Verificheremo nelle prossime settimane l`effettivo “tiraggio” della cassa integrazione. Se ci saranno dei risparmi, li utilizzeremo a questo scopo. Se saranno comunque necessarie risorse aggiuntive, le chiederemo al Parlamento. Il programma europeo Sure ci aiuterà molto nei prossimi mesi. Non appena sarà operativo, faremo domanda per accedervi».
L`ufficio parlamentare di bilancio dice che i conti sulla Cig non tornano: le stime del governo sono molto incerte. Si rischia un buco miliardario. Condivide?
«Lo stanziamento dei due decreti Cura Italia e Rilancio – è definito in base a relazioni tecniche costruite secondo criteri prudenziali e validate dalla Ragioneria. Le stime dell`Upb derivano da un`ipotesi estrema: che tutti í lavoratori con cassa Covid in deroga ricevano il trattamento per tutte le 18 settimane teoricamente possibili. Monitoriamo costantemente l`andamento della spesa effettiva. Potrebbe essere inferiore rispetto a quanto stanziato».
Estenderete Cig e divieto di licenziamenti fino a fine anno?
«È un`ipotesi che stiamo valutando. Ciò che conta è tenere fermo l`obiettivo iniziale che ci eravamo dati: evitare in ogni modo che l`emergenza sanitaria provochi un`ondata di licenziamenti. La via maestra per raggiungerlo è favorire la ripresa più rapida possibile della nostra economia».
Parlerete anche di riforma degli ammortizzatori agli Stati Generali dell`economia?
«Prima dell`emergenza gli ammortizzatori sociali tutelavano 10 milioni di lavoratori dipendenti. Per gli autonomi non c`era nulla. In due mesi il governo ha esteso la Cig ad altri 5 milioni e mezzo di lavoratori e ha introdotto un sostegno per 5 milioni di autonomi, professionisti e stagionali e 900 mila lavoratori domestici. Una scelta di enorme portata. Ora serve un salto di qualità. Una riforma strutturale che introduca un ammortizzatore universale, disponibile per tutti i lavoratori di tutte le imprese, autonomi inclusi, finanziato da una contribuzione obbligatoria e in parte dalla fiscalità generale. A mio giudizio è uno dei punti chiave da discutere agli Stati generali e da inserire nel Recovery Plan italiano».
Vista la drammatica situazione dell`occupazione in Italia, non pensa che sia il momento di rafforzare le politiche attive del lavoro. L`Anpal le sembra in grado di farlo?
«Gli ammortizzatori “passivi” da soli non bastano. Vanno collegati alla formazione e riqualificazione professionale. Per questo abbiamo bisogno che Anpal funzioni. Oggi c`è troppa frammentazione e sovrapposizione di competenze nella gestione di queste attività. La crisi deve spingerci a cambiare radicalmente le cose».

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