Molto forte incredibilmente vicino

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Molto forte incredibilmente vicino. Jacopo Benassi al Centro Pecci, di Maria Vittoria Baravelli

PRATO – L’otto settembre scorso ha inaugurato al Centro Pecci di Prato l’ultima grande mostra di Jacopo Benassi. E benché il titolo sia Vuoto, il percorso espositivo è copiosissimo e passa in rassegna gli ultimi 25 anni di carriera del fotografo ligure.

Infinite sperimentazioni, linguaggi che si intrecciano, accostamenti audaci che forse non saremmo mai riusciti a elaborare, ma Jacopo è così, e come scriveva Walt Whitman è un uomo che “contiene moltitudini”. Il suo stile personalissimo e stravagante però è sempre stato accompagnato da una buona dose di spontaneità ed empatia, virtù che hanno reso diretto e comprensibile a tutti il suo lavoro.

La mostra non è una antologica: infatti non nasce dall’idea di raggruppare ogni progetto svolto dall’artista, bensì di custodire una selezione che sia altamente esaustiva nello spiegare l’evoluzione artistica di Benassi, in relazioni ai temi cardine della sua ricerca creativa quali l’identità, anche di genere, e il corpo.

Molto forte incredibilmente vicino, perchè Jacopo scatta come un fotoreporter, impulsivo, veloce, quasi schivasse un pericolo e a suon di colpi di flash immortalasse ciò che resta per sempre.

Immagini che ti colpiscono, che ti segnano eppure che non ti feriscono. Sono fotogrammi di cui percepisci la durezza ma che continuano a intrigarti.

A controbilanciare queste sue caratteristiche “d’assalto” e a sottolineare il suo animo comunque riflessivo – perchè Jacopo è certamente un vivace conoscitore della nostra cultura visuale – è stato ricostruito parte del suo studio: una scrivania, stracolma di scritte, le amate statue di gesso non tutte integre, fino ad arrivare alle sue pantofole esposte e fotografate che comprovano la predilezione per un’esistenze in sordina, come avrebbe scritto Camillo Sbarbaro, suo conterraneo.

L’aulico si unisce al profano e accanto a fotografie famosissime quanto i volti dei soggetti immortalati – da Blondie a Karl Lagerfeld a Terry Richardson**** – si sviluppa nelle strade della città il suo progetto The Belt. Visibile nelle affissioni pubbliche, sin da qualche giorno prima dell’inaugurazione della mostra è stato possibile scorgere opere inedite del distretto industriale di Prato, realizzate in collaborazione con l’Archivio Manteco. Un’indagine sulle fabbriche e sulle persone che lì lavorano ed esistono.

“In fabbrica, ho trovato più spiritualità che politica, più croci che falci e martello”, ha dichiarato in un’intervista rilasciato qualche giorno fa, e Benassi è proprio così: è un fotografo “laico”, che per etimo significa “colui che ignora le verità assolute”. E poco importa se queste siano sessuali, politiche o di tendenza.

Nessuno scatto è perfetto e nemmeno l’essere umano lo è. E forse il bello si annida proprio lì.

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