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Morta la sinistra, chi difenderà i poveri?

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padellaro

Quando nel 1999 incontrai, come presidente del Consiglio, papa Giovanni Paolo II, rimasi colpito da ciò che mi disse all’inizio del nostro colloquio: ‘Ho combattuto tutta la vita contro i comunisti, ma ora che il comunismo è caduto, mi domando chi difenderà i poveri’. Si trattava di un messaggio forte, persino drammatico, e di una preoccupazione che esprimeva una critica alla globalizzazione neoliberista che si è rivelata assolutamente fondata”. Massimo D’Alema, “Grande è la confusione sotto il cielo” (Donzelli)

Non conoscevo questa frase assolutamente “rivoluzionaria” di papa Wojtyla, che rivolta a un presidente del Consiglio in carica, espressione della tradizione e della cultura politica del Pci, acquista un valore ancora più straordinario. Poi, ci sono cose che sinceramente non capisco (o che forse non ricordo) ma sono rimasto sorpreso dal forte apprezzamento che Massimo D’Alema esprime per la Cina di Xi Jinping nell’introduzione al libro, scritta in piena bufera Coronavirus. Un sistema, quello cinese (ma in linea generale quello asiatico) che, osserva D’Alema, “ha saputo fronteggiare questa prova in modo più efficace rispetto a noi”. Poiché “ha fatto la differenza un grado minore di individualismo, una maggiore coesione sociale e l’esistenza di reti comunitarie che nel nostro mondo non esistono più”. Questa, naturalmente, non vuole essere una recensione a un libro “sulla crisi dell’ordine mondiale”, privo come sono della necessaria competenza. E quindi terrò per me le più ampie riserve sull’“efficacia” di Pechino, da Wuhan in poi. Mi sia consentita però una domanda, che parte da quella frase di Pietro Nenni – “Le idee camminano sulle gambe degli uomini” – che non occorre certo ricordare a D’Alema. Poiché elogiando un altro Papa, Francesco (se non rischiassi d’incorrere nei fulmini dell’autore parlerei di un modello cino-francescano che sostanzia il libro), l’ex premier paventa il rischio “che dalla crisi si esca con una regressione politica, culturale e persino antropologica”, evocando addirittura un “pericolo per la pace” (“la guerra è stata spesso nella storia umana la via d’uscita di una crisi come questa”), resta un dubbio. Considerata l’estrema gravità del pericolo incombente, alle idee di quali uomini dovremmo affidarci, qui e ora? Per difenderci, soprattutto, dalla “tentazione egoistica di un isolamento nazionalistico che affiora nelle reazioni e decisioni di molti Paesi”? Per combattere la crescita delle diseguaglianze e delle aree di emarginazione, alimentata dalla “globalizzazione neoliberista”? E visto che “società fragili, impaurite, prive di corpi intermedi e impoverite nelle loro basi culturali producono classi dirigenti sempre più casuali e improbabili”? Insomma, per tornare a Giovanni Paolo II: chi difenderà i poveri? Una volta lei avrebbe risposto: li difenderà la sinistra (termine, tuttavia, che non ho trovato nel libro sicuramente per mia distrazione). Non pensa, presidente D’Alema, che se queste idee sacrosante non avessero gambe su cui camminare (e io stesso non vedo quali), la partita sarebbe persa in partenza?         (di Antonio Padellaro | Il Fatto Quotidiano)

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