“No alle tariffe Italia già punita dalle sanzioni a Iran e Russia”

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scalfarotto

Ivan Scalfarotto, sottosegretario agli Esteri, è in partenza per Washington, con l`obiettivo di scongiurare l`imposizione di tariffe aggiuntive verso l`Italia.

Ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato un decreto per aumentare le tariffe sui dazi ed alluminio ad alcuni Paesi. Sottosegretario, è una missione impossibile?

«Beh diciamo che non è sicuramente un buon auspicio ma io credo che si debba fare un ragionamento complessivo perché alla fine la guerra dei dazi la pagano tutti, comprese le famiglie americane la Fed ha stimato un costo di 414 dollari a famiglia – e l`unica strada è quella di negoziare una soluzione condivisa».

La procedura pubblica avviata dall`amministrazione Usa per decidere una seconda ondata di dazi è terminata e Trump da un momento all`altro può decidere di imporli e questa volta l`Italia potrebbe pagare un prezzo alto.

«Parto per gli Usa proprio per affrontare questo problema. L`Italia non andrebbe penalizzata in quanto non è nel consorzio che produce l`Airbus e perché per un atteggiamento di lealtà nei confronti degli Usa è stata penalizzata perdendo quote di mercato per aver aderito alle sanzioni contro l`Iran e la Russia. Il tema è stato affrontato in questi giorni negli incontri del vicepresidente Pence con il capo dello Stato e il premier Conte. Noi cerchiamo di far valere le nostre ragioni in raccordo e coordinamento con l`Ue. Anche gli Usa hanno interesse a non scatenare una guerra commerciale con l`Europa».

Perché?

«Perché il Wto sta scrivendo una sentenza sugli aiuti di stato degli Usa alla Boeing. Una procedura che si concluderà con l`autorizzazione a Bruxelles ad imporre dazi anche se gli americani pensano che non siano così penalizzanti. Si deve continuare sulla guerra oppure si possono trovare accordi come gli Stati Uniti hanno fatto con la Cina, il Canada e il Messico? Noi siamo per seguire questa strada anche ridefinendo nuove regole condivise per sostenere il settore aerospaziale che, “per sua natura”, evidentemente non può reggersi solo sui fondi privati».

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