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NON SOLO POPOLARE DI BARI: INTERVENTO DELLO STATO E MONETA PUBBLICA PER RILANCIARE L’ECONOMIA

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Economia - soldi - Euro - Monete - Congiuntura - Situazione
Nella foto: 

Trento 02 marzo 09
AgF Bernardinatti Foto

La brutta storia della Banca Popolare di Bari dice chiaramente che le banche sono “troppo importanti per essere lasciate in mano ai banchieri”.

Le indagini giudiziarie sono in corso, ma lo stato è ancora una volta dovuto intervenire per salvare i risparmiatori.

Lo stato però non dovrebbe essere costretto a salvare d’urgenza le banche in pericolo con improvvisi decreti notturni spendendo i soldi dei contribuenti: dovrebbe innanzitutto avere una sua autonoma potestà monetaria, un potere monetario almeno pari a quello degli istituti privati di credito. Il caso della banca di Bari è tutto meno che isolato: la crisi riguarda e ha riguardato anche il Monte dei Paschi di Siena, la Banca Carige, o nel recente passato, la Banca del Veneto, o quella di Vicenza, ecc, ecc, ecc.

Il problema non è solo che la Banca d’Italia di Ignazio Visco forse ha commesso qualche errore e qualche distrazione di troppo! O che le regole dell’Unione Bancaria e dell’Unione Europea – a favore del bail in e contro l’intervento pubblico, considerato aiuto di stato che distorce la competizione – hanno aggravato pesantemente la crisi bancaria italiana invece di risolverla.

Il problema strutturale è che, se lo stato non ha nessun potere monetario, allora il bilancio statale, l’economia italiana e gli investimenti pubblici sono bloccati, e che tutta l’economia nazionale – non solo le banche, ma anche le industrie, vedi i casi Ilva, Alitalia, Whirpool, AST, ecc. – è ferma ed è sempre sull’orlo del collasso. La questione è strutturale: lo stato dovrebbe potere intervenire sia in campo bancario che più in generale nell’economia con le sue banche pubbliche e con una sua (quasi)moneta per sviluppare l’economia italiana, svoltare e finalmente portarla fuori dalla crisi.
E questo è già attualmente possibile, anche emettendo titoli fiscali convertibili in euro nel pieno rispetto delle regole e dei vincoli dell’eurozona e dell’Unione Europea.

Il governo dovrebbe prendere urgentemente tutti i provvedimenti per risolvere la questione dell’autonomia monetaria e del credito alle imprese.

Il problema delle banche italiane deriva dalla profonda crisi economica nazionale; ma la crisi è anche e soprattutto sistemica. La crisi dei subprime ha mostrato che il sistema bancario e finanziario privato ha fatto fallimento negli USA, in Gran Bretagna, in Germania e in tutto il mondo occidentale. La crisi globale ha ampiamente dimostrato che il sistema del credito e della finanza lasciato a sé stesso genera speculazione, e che il libero mercato del credito è destinato strutturalmente a provocare crisi e debito. Le banche prima della crisi hanno fatto profitti a palate ma poi lo stato è dovuto intervenire per salvarle quando sono andate in perdita. La moneta pubblica dello stato è stata costretta a salvare la moneta privata delle banche.

Le banche creano moneta dal nulla: ma il libero mercato del credito genera crisi

Lo stato alla fine deve sempre necessariamente sborsare i soldi dei contribuenti per proteggere le banche, i risparmiatori e i clienti, a rischio di fallimento.

È inutile che i politici liberali e gli economisti liberisti si lamentino e si straccino le vesti come verginelle violate: anche nei paesi più liberisti, come negli Stati Uniti d’America e in Gran Bretagna, gli stati intervengono direttamente per non far fallire le banche che potrebbero trascinare in rovina intere aree produttive, se non un’intera Nazione.

Nonostante quello che pensa Francesco Giavazzi – che esultava quando la Lehman Brothers fallì senza che il Tesoro americano intervenisse per salvarla, gettando l’economia globale sull’orlo del precipizio –, l’intervento diretto dello stato in campo bancario è quasi sempre non solo opportuno ma doveroso (a patto ovviamente di non salvare anche i manager responsabili dei fallimenti delle banche).

fonte: https://cutt.ly/yrewThd

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