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Non ti curar di loro, Giovanna, ma guarda e passa

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Striscia la notizia questa volta ha veramente esagerato prendendo di mira la giornalista Rai Giovanna Botteri, corrispondente da Pechino, per il vestito indossato ed i capelli a dir loro poco curati.

Pacata ed intelligente ma ferma è stata la risposta della giornalista, una risposta da alcuni già definita ‘un manifesto’: “Mi piacerebbe che l’intera vicenda – ha scritto Botteri – prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, permettimi, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno. O dovrebbero avere secondo non si sa bene chi. Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono. Perché è l’unica cosa che conta, importa, e ci si aspetta da una giornalista. A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo, minimo, come questo. Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere. Non vorrei che un intervento sulla mia vicenda finisse per dare credibilità e serietà ad attacchi stupidi e inconsistenti che non la meritano. Invece sarei felice se fosse una scusa per discutere e far discutere su cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne”.

“Giovanna Botteri ha raccontato negli anni pezzi di storia. Dal Kosovo all’Iraq, prima giornalista al mondo a documentare le bombe su Baghdad, poi gli Usa fino alla Cina e alla pandemia. Giornalista sì, ma soprattutto una donna speciale, ironica, iconica, vera. E assai cool!”, scrive immediatamente in segno di solidarietà Alberto Matano, al quale fa eco la giornalista del Tg1 Costanza Crescimbeni, affermando: “Giovanna Botteri è una delle migliori giornaliste italiane (dovrei usare il maschile). Passione, profondità, intelligenza, capacità sottile di racconto, dedizione totale. Poveretti coloro che parlano di parrucco, golfini o altre inezie”.
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Giovanna Botteri è indiscutibilmente un’ottima giornalista, e certamente non l’avrebbe resa migliore o peggiore un taglio di capelli diverso o un vestito più elegante.

Ma perché quando la giornalista, la parlamentare, la ministra o la segretaria è donna anche la messa in piega deve diventare argomento di discussione?

Accade da sempre, da quel 2 giugno 1946 quando per la prima volta a livello nazionale in Italia le donne votano (e sono votate) per il referendum istituzionale tra Monarchia o Repubblica e per eleggere l’Assemblea costituente.

Questo il ritratto che il Risorgimento liberale del 26 giugno 1946 faceva di Bianca Bianchi, socialista, professoressa di Filosofia, che a Firenze aveva avuto 15 mila voti: “Vestiva un abito colore vinaccia e i capelli lucenti che la onorevole porta fluenti e sciolti sulle spalle le conferivano un aspetto d’angelo. Vista sull’alto banco della presidenza dove salì con i più giovani colleghi a costituire l’ufficio provvisorio, ingentiliva l’austerità di quegli scanni. Era con lei (oltre all’Andreotti, al Matteotti e al Cicerone) Teresa Mattei, di 25 anni e mesi due, la più giovane di tutti nella Camera, vestita in blu a pallini bianchi e con un bianco collarino. Più vistose altre colleghe: le comuniste in genere erano in vesti chiare (una in colore tuorlo d’uovo) […]”.

Settantaquattro anni sono passati e non sembra essere cambiato molto…

Non ti curar di loro, ma guarda e passa, Giovanna. Noi donne e uomini intelligenti (perché è l’intelligenza il discrimine, non il genere!) siamo con te, tutti.

Ilaria Romeo

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