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Omonimi e avversari si tengono per mano

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mineo

Quando Renzi dilagava -segretario del partito più vataro e presidente del consiglio- i media della par-condicio trovarono l’antidoto, in un altro Matteo. Quando Salvini fu messo in mutande da Conte, Renzi battezzò il “Conte 2”. Ma per sabotarlo, mese dopo mese. Ora si disputano la palma del vincitore. Del “Kill Conte”, per parodiare il “Kill Bill” di Tarantino. E si affannano a presentar Draghi come loro creatura.
Ma il processo di Palermo per la Open Arms spaventa Salvini. Quella volta fece da solo. Era l’agosto del 2019, i 5Stelle non lo coprivano più e non aveva capito che i pieni poteri non gli sarebbero piovuti dal cielo. Draghi lo sfotte in conferenza stampa. Si capisce -ha detto sornione- che i partiti si portino dietro “il bagaglio delle rivendicazioni e degli annunci”, ma devono accontentarsi e non mettere le loro “bandiere sopra l’interesse del paese”. Letta, prima gli ha messo il dito nell’occhio con lo Ius soli, ora gli contesta di aver tenuto (invano) in ostaggio il governo. E Salvini, scimmiottando il suo omonimo, replica: “Stai sereno”. Intanto le antiche bandiere si stingono, non sono più quelle: i commercianti chiedono più ristori, il Sole 24Ore avverte che 3 cartelle su 4 son rimaste fuori dal condono
“S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo”. Ecco che Renzi torna con un mitico tweet: “Con il 2% abbiamo dettato la linea. Come è possibile? Si chiama politica! Ora partiamo con la primavera delle idee”. Speriamo -gli ho risposto- che la primavera non ci porti “il rinascimento saudita”. Perché è questo il punto. I due Matteo sono abili. I cronisti parlamentari l’hanno fiutato e li hanno scelti ancor prima per questo, che per le loro macchine da guerra mediatiche. Ma i due non credono alle idee e alla loro forza. Le considerano come Enrico Mattei la politica: “un taxi su cui salire e poi scendere”. Il nemico numero 1 dell’Euro si veste da europeista. Intonano con il Duca di Parma “questa o quella per me pari sono”. Chi si vantava di una (timida) legge sulle unioni gay, ora sposa Bin Salman, che fa frustrare in piazza “i sodomiti”.
Ma nel mondo lo scontro sulle idee è molto seria. Istanbul rinnega la convenzione di Istanbul. Sui diritti delle donne. Perché, dice la figlia di Erdogan, “allontana le musulmane dalla famiglia tradizionale”. La crisi, l’inflazione al 14% e il crollo della Lira turca minacciano il sultano, che cerca il voto islamico del esclude dal voto il partito curdo del 10%. Spera così di vincere le elezioni. Per il regime polacco il “demonio” sono le città, è la libera scelta del partner sessuale, è l’interruzione di gravidanza. Le donne protestano in tante, con un fulmine rosso sulla mascherina. In Israele, pure ieri come ogni sabato da tante settimane, migliaia di giovani hanno manifestato sotto casa di un premier corrotto e segregazionista. Ma dopodomani il partito di Netanyahu sarà primo, anche se forse non vincitore delle elezioni. Perché le opposizioni, sequestrate da senso di colpa e sindrome da accerchiamento, non hanno idee da proporre sulla pace in Palestina, la tregua con l’Iran e contro l’incesti con i sauditi.
Ora il problema è questo. Sapranno Pd e 5Stelle, ognuno nel proprio campo, legarsi a un’idea, a una prospettiva di futuro per cui valga la pena battersi? Se non ne fossero capaci, non potremmo lagnarci dei due Matteo. In fondo Niccolò Machiavelli narrava un’Italia in cui né Papa né Imperatore, né Guelfi né Ghibellini, né Franza né Spagna offrivano più una prospettiva, un’idea. Non gli restava, dunque, che offrire come modello Cesare Borgia, abile e spregiudicato salta fossi. Però alla fine “la fortuna” –“destino cinico e baro”, per dirla con Saragat- tradì il “Valentino”. Come credo tradirà gli emuli tardivi.

Corradino Mineo

 

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