Oms: “Virus farà altri morti, chi lo lascia circolare scherza col fuoco”

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Mentre tutto il mondo guarda con speranza allo sviluppo di un vaccino efficace contro il coronavirus, dopo l’annuncio di Moderna, seguito a quello di Pfzier-BioNtech, i numeri della pandemia continuano a creare allarme. Oltre 54,6 milioni i contagi e 1,3 milioni i morti a livello globale. «Adesso siamo estremamente preoccupati dall’aumento dei casi di Covid-19 in alcuni Paesi, soprattutto in Europa e nelle Americhe», ha rimarcato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhenom Ghebreyesus, «non è il tempo del compiacimento».

«Questo è un virus pericoloso, che può attaccare ogni sistema nel corpo. Quei Paesi che stanno consentendo al virus di circolare incontrollato stanno giocando con il fuoco», ha ammonito Ghebreyesus, «ci saranno altre morti e sofferenze non necessarie, stiamo assistendo a un alto numero di persone che riportano effetti di lungo termine del virus, gli operatori del sistema sanitario stanno affrontando pressione mentale estrema». E l’Oms stessa ha registrato almeno 65 infezioni nello staff di Ginevra e un cluster.

La curva dei contagi in alcuni Paesi mostra qualche timido segnale di rallentamento. «Abbiamo ripreso il controllo sull’epidemia», si è sbilanciato il ministro della Salute francese, Olivier Veran, pur ammettendo che il virus non è sconfitto, «per dieci giorni consecutivi il numero dei nuovi casi di Covid-19 è diminuito, il tasso di positività al test e il tasso di incidenza sono calati. Tutto porta quindi a credere che abbiamo superato un picco dell’epidemia».

Niente allentamento delle restrizioni in vista, però, che invece vengono irrigidite in Svezia, Paese simbolo della linea soft contro il coronavirus. Dal 24 novembre e per le successive quattro settimane saranno vietati gli incontri nei luoghi pubblici con più di otto persone, mentre il numero massimo di partecipanti a eventi pubblici era stato ridotto a 50 persone a marzo, per poi essere riportato a 300 a fine ottobre. «Non andare in biblioteca. Non cenare. Non fare feste», il richiamo del primo ministro svedese, Stefan Löfven, «è una misura invadente, ma del tutto necessaria», la situazione «peggiorerà».

In Germania è andato in scena un duro scontro tra la cancelliera Angela Merkel e i governatori dei 16 Laender, per la resistenza di questi ultimi ad adottare misure più severe: nessuna nuova restrizione, quindi, in attesa di una nuova riunione il 25 novembre. Nel frattempo il governo ceco ha chiesto al Parlamento di approvare un piano per prolungare nuovamente lo stato di emergenza fino al 20 dicembre, per poter mantenere in vigore le restrizioni.

Il Regno Unito è diventato il Paese europeo con il più alto numero di morti, oltre 52mila, con più di 1,3 milioni di casi e il primo ministro Boris Johnson in auto-isolamento dopo essere entrato in contatto con un deputato risultato positivo. La Russia, dal canto suo, ha registrato un nuovo record di contagi, 22.778 in un giorno, e anche se le autorità insistono nel non voler introdurre un secondo lockdown nazionale, la Repubblica siberiana di Buriazia è diventata la prima regione a chiudere una vasta gamma di attività non essenziali come ristoranti, bar, centri commerciali.

Non va meglio in Asia. L’Iran ha segnato 13.053 casi in 24 ore, l’India, il secondo Paese al mondo più colpito dopo gli Stati Uniti, 30.548. Seppure siano i dati più bassi negli ultimi quattro mesi, continuano a preoccupare per l’impennata di infezioni a Nuova Delhi, che sta combattendo l’ultima ondata registrando più nuovi contagi di qualsiasi altro Stato indiano, secondo gli esperti a causa delle festività natalizie, dei pericolosi livelli di inquinamento e dell’abbassamento delle temperature.

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