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Onu, furti di hacker della Corea del Nord per pagare armi nucleari

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kim

Un intero esercito di hacker della Corea del Nord avrebbe rubato centinaia di milioni di dollari per gran parte del 2020 allo scopo di finanziare i programmi nucleari e per i missili balistici di Pyongyang in violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu: è quanto emerge dal rapporto confidenziale di un gruppo di esperti delle Nazioni Unite. Il documento, presentato ieri al Consiglio di sicurezza, accusa il regime di Kim Jong-un di avere condotto “operazioni contro istituzioni finanziarie e società di cambio di valuta virtuale” per pagare le armi e mantenere a galla l’economia in difficoltà della Corea del Nord. Secondo gli esperti dell’Onu, il “furto totale di risorse virtuali ad opera della Corea del Nord dal 2019 a novembre 2020 è valutato a circa 316,4 milioni di dollari”. Il panel ha affermato che le sue indagini hanno rilevato che gli attori informatici legati alla Corea del Nord hanno continuato a condurre operazioni nel 2020 contro istituzioni finanziarie e società di cambio di valuta virtuale per generare denaro a sostegno delle sue armi di distruzione di massa e dei programmi missilistici balistici. Nello sviluppo delle sue armi, dicono gli esperti, il governo di Kim Jong Un ha anche prodotto materiale fissile – un ingrediente essenziale per la produzione di armi nucleari – e ha mantenuto i suoi impianti nucleari. Il gruppo ha raccomandato al Consiglio di sicurezza di imporre sanzioni a quattro uomini nordcoreani: Choe Song Chol, Im Song Sun, Pak Hwa Song e Hwang Kil Su. I rapporti con l’Iran La Corea del Nord avrebbe anche ripreso i rapporti con l’Iran nel corso del 2020 con lo scopo di cooperare nello sviluppo di missili a lungo raggio. Nel rapporto Onu si afferma che Teheran nega tale cooperazione, che è stata segnalata anche da un Paese non identificato. “”Secondo uno Stato membro, la Corea del Nord e l’Iran hanno ripreso la cooperazione su progetti di sviluppo di missili a lungo raggio. Questa ripresa della cooperazione avrebbe incluso il trasferimento di parti essenziali, e la spedizione più recente è avvenuta nel 2020″, si aggiunge nel rapporto. In una risposta del 21 dicembre 2020 alle domande poste dagli esperti, l’Iran ha precisato che si tratta di “informazioni false” e di “dati fabbricati” ad arte, che “potrebbero essere stati utilizzati nelle indagini”. Tuttavia, durante il periodo in esame, la Corea del Nord ha mantenuto e sviluppato i suoi programmi di missili nucleari e balistici, in violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu”, si afferma nel documento. Il gruppo Onu segnala inoltre di aver “indagato su casi di acquisizione di navi da parte della Corea del Nord, di vendita di diritti di pesca e di prosecuzione delle esportazioni di carbone in violazione delle sanzioni”. Queste ultime avrebbero fruttato a Pyongyang almeno 370 milioni di dollari. Citando un possibile effetto della chiusura delle frontiere a causa della pandemia di Covid-19, gli esperti però hanno notato “che le spedizioni di carbone sembrano essere state in gran parte sospese dalla fine di luglio 2020”. Le sanzioni La Corea del Nord è soggetta alle sanzioni delle Nazioni Unite dal 2006. Le misure sanzionatorie sono state rafforzate nel corso degli anni dal Consiglio di sicurezza che ha vietato la maggior parte delle esportazioni del paese e limitato severamente le sue importazioni, cercando di spingere Pyongyang ad abbandonare i suoi programmi nucleari e missilistici balistici. Ma la sintesi del rapporto e alcuni risultati e raccomandazioni chiave, ottenuti da The Associated Press, chiariscono che la Corea del Nord rimane in grado di eludere le sanzioni e sviluppare le sue armi e importare illecitamente petrolio raffinato, accedere ai canali bancari internazionali e svolgere “attività informatiche dannose”. Rapporti con gli Usa Il nuovo ministro degli esteri della Corea del Sud, Chung Eui-yong, ha detto che è ancora possibile tentare di coordinare la politica della Corea del Nord con gli Stati Uniti. In qualità di primo consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Moon Jae-in fino all’anno scorso, Chung ha contribuito all’organizzazione dei vertici di Moon con il leader nordcoreano Kim Jong Un e ha cercato di mediare tra Pyongyang e Washington. La sua nomina è arrivata non a caso due giorni dopo che Moon aveva chiesto al presidente degli Stati Uniti Joe Biden l’apertura di un dialogo con la Corea del Nord per consolidare i progressi compiuti da Kim e dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump in occasione del loro primo vertice a Singapore. Secondo Chung, una rapida denuclearizzazione della penisola coreana è un obiettivo condiviso e non ulteriormente differibile. Biden non ha ancora annunciato una linea politica sulla Corea del Nord, ma ha detto, durante un dibattito presidenziale in ottobre, che avrebbe incontrato Kim solo se avesse accettato di “ridurre” la capacità nucleare del paese. L’arsenale della Corea del Nord è diventato una grave minaccia per gli Stati Uniti in seguito al test del 2017 con il lancio di un missile che ha sorvolato il Mar del Giappone prima di cadere in mare.

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