Per i virologi, l’Italia rischia per i casi all’estero

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email
Condividi su print
anziana_guarita_covid

“L’Italia è attualmente messa bene a parte alcuni focolai locali che comunque andavano messi in conto perchè fanno parte della storia di un’epidemia. Quanto succede fuori deve però costituire un chiaro segnale di allarme”: lo ha detto il professor Franco Locatelli, membro del Comitato tecnico scientifico di supporto al governo, in una intervista al Corriere della Sera. “L’attenzione non deve essere alta, di più. Deve mantenersi altissima. Ci vuole poco a riaccendere la miccia del virus. Non dimentichiamo come tutto è cominciato. Noi a fine gennaio ci occupavamo della coppia cinese giunta in Italia e ricoverata allo Spallanzani e in Lombardia il Sars-Cov-2 già circolava. Il Paese non è blindato. La gente si muove da un continente all’altro ed è impossibile controllare tutti”.

Secondo Locatelli, “i focolai, anche quelli che compaiono di tanto in tanto in Italia, devono ricordarci che non siamo usciti dal tunnel. Che il coronavirus è ancora un problema e lo sarà per diversi mesi. Dunque tutto cio’ che assume la forma di assembramento va evitato”.

Circa l’ipotesi di una seconda ondata del virus, Locatelli sostiene: “È una possibilità ma non sappiamo di quale entità. Se anche arrivasse non credo avrebbe le dimensioni della prima, anzi sarebbe altamente improbabile vivere un’esperienza paragonabile a quella di febbraio-aprile. E questo – spiega al Corriere della Sera – per diversi motivi: la maggiore capacità di intercettare i positivi, l’organizzazione degli ospedali, le norme di comportamento, la disponibilità di mascherine grazie al lavoro del commissario Arcuri. Più di questo contro un virus respiratorio non si può fare”.

Riguardo al vaccino, Locatelli afferma che “non c’è nessun motivo per guardarlo con diffidenza in quanto saranno vaccini passati attraverso controlli ineludibili mirati a provare la loro sicurezza. Piuttosto preoccupano i risultati di un sondaggio secondo il quale il 41% degli italiani non sarebbero convinti di aderire a programmi vaccinali. Dovremo impegnarci tutti per far comprendere quanto sia utile proteggersi”.
Galli: “Il virus non si è rabbonito”

“E’ evidente che ci siano dall’estero rischi di infezione da coronavirus, basta vedere quello che sta succedendo in Germania con i mattatoi. Ma questo lo sapevamo gia’ quando si e’ deciso di riaprire i nostri confini. L’importante è che a livello di ogni regione sia approntato un apparato di sorveglianza tale da monitorare e migliorare l’attenzione e l’organizzazione quando arrivano turisti stranieri”, ha detto Massimo Galli, direttore del dipartimento Malattie infettive dell’ospedale “Sacco” di Milano, ad Agora’ su Raitre. “Il problema è che il virus non si è affatto rabbonito e presenta una capacita’ di diffusione maggiore in caso di un focolaio nuovo: i nuovi infetti saranno più efficienti nel trasmettere l’infezione rispetto ai vecchi infetti, che magari da tempo coabitano con virus”, ha concluso Galli.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email
Condividi su print

Ti potrebbero interessare

Se Formigli possiede una reggia in quel di Roma, ben

Roma – Nel corso della videoconferenza odierna, il Governo ha

Al di là delle motivazioni tecniche, la dichiarazione di inammissibilità

“Io credo che se si va a formare una compagine

“Iniziative come l’Euregio Summer Camp contribuiscono a far entrare nel

Previsto dall’articolo 53 del Disegno di legge di bilancio 2020,

Chiudi il menu
ArabicEnglishFrenchGermanItalianRomanianSpanish
Questo sito si avvale di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, accetti l’uso dei cookie.