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PRIMA LA SALUTE, SE VI PARE…

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vaccino

Sto ricevendo numerose segnalazioni da parte di medici di base e pazienti ultra ottantenni della provincia di Catanzaro che sono ancora in attesa della somministrazione della prima dose di vaccino.
A Catanzaro e provincia funziona così:
Se hai a suo tempo avuto la previggenza di inserirti tra gli assistiti di medici di base che operano in una UCCP (Unità Complessa di Cure Primarie) e sei tra le categorie che hanno riconosciuta la priorità nella somministrazione dei vaccini, allora sarai già in attesa della seconda somministrazione, se invece il tuo medico di base non ha aderito a quella convenzione (e sono la stragrande maggioranza, perché in tutta la provincia di Catanzaro ci sono solo 7 UCCP) allora sei in attesa senza troppe speranze della prima dose.
Qualcuno potrebbe anche (sempre nell’ottica aziendalistica che ormai è diventata il modello di efficienza universalmente riconosciuto) attribuire qualche responsabilità ai medici che non si sono costituiti in UCCP, ma per costituire una UCCP ci vuole la disponibilità finanziaria dell’ASP, quindi, pur volendo questa opportunità, non è stata accessibile a tutti i medici che ne hanno fatto richiesta, perché, esaurito il budget, non ne sono state autorizzate più.
Ecco perché la stragrande maggioranza dei medici sono rimasti fuori.
Gli stessi medici che, per offrire un servizio più strutturato, si sono costituiti in medicina di rete non percepiscono alcuna indennità, poiché tutto il budget viene assorbito dalle UCCP che si sono costituite illo tempore.
Quindi l’organizzazione aziendalistica della medicina di base ha prodotto questo efficiente servizio di somministrazione dei vaccini sul territorio: chi ha le strutture già dotate di personale e locali (UCCP) vaccina i pazienti, chi ha messo a disposizione il proprio studio oppure ha chiesto di fare le vaccinazioni in un locale messo a disposizione dall’Asp attende forniture che arrivano solo ad alcuni, magari quelli che hanno qualche amico, a sorpresa, rendendo di fatto impossibile qualsiasi programmazione.
Tenendo conto che i vaccini Pfeizer destinati agli ultra ottantenni, una volta decongelati, possono essere conservati in frigorifero per soli 5 giorni, e che le forniture arrivano ai medici di base senza preavviso, è anche difficile che le poche dosi vengano somministrate ai pazienti in tempo utile prima che si ammalorino.
Oggi sono stati riforniti solo una quarantina di medici di base. E gli altri?
Ma la cosa veramente grave è che il diritto costituzionalmente sancito alla cura è in questo modo subordinato alla logistica fallimentare della sanità calabrese, che oltre a fare dei medici di base medici di serie A e di serie B, ha trasformato anche i cittadini in cittadini di serie A e di serie B.
Come abbiamo sempre affermato, ci sono alcuni servizi che sono funzionali al godimento dei diritti inalienabili dell’uomo (qual è tra gli altri quello alla salute) che non possono e non devono essere subordinati a logiche economicistiche o aziendalistiche.
Oggi la sanità calabrese, nonostante un apparato elefantiaco di burocrati con responsabilità ormai non tracciabili, per effetto dei vari commissariamenti, semplicemente non fornisce al cittadino la certezza del godimento dei servizi primari.
Questo è un fatto: la politica locale e nazionale hanno miseramente fallito per mancanza di coraggio nell’affrontare il problema di una seria riforma del Titolo V e di una legge quadro per il riconoscimento dei LEP .
Sul bene collettivo è come sempre prevalso l’interesse ad alimentare interessi di parte e di singole categorie che sono intoccabili.

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