Queste innaturali abnormi escursioni distruggono l’erba e lasciano in secca tutta la semina di uova

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bordiga

tratto da “L’ultima fila in alto”

Gianluca Bordiga ha scritto il libro “L’ultima fila in alto”; un’autobiografia dal tratto narrativo particolarmente armonioso, che racconta con un’efficace sintesi novantacinque anni di storia della sua famiglia d’origine fino all’attualità del suo perseverante impegno pubblico a difesa del Lago D’Idro, territorio delle origini, e dell’intera asta del Fiume Chiese, di cui questo Lago ne è un rilassamento morfologico. Il libro verrà presentato a Torino a fine novembre; si avvicina il momento. Con quest’opera, la sua prima, Gianluca racconta le tante emozioni dal senso contrapposto che hanno scandito il tempo della sua famiglia. 25 ottobre 1987, scade la concessione governativa per lo sfruttamento innaturale del Lago, Gianluca col “Comitato Difesa Lago D’Idro e Fiume Chiese” organizzano il primo viaggio collettivo a Roma per difenderlo. Il viaggio al Ministero dei Lavori Pubblici è organizzato per essere svolto in 24 ore, si parte in pullman la sera che precede l’appuntamento, sono calcolate almeno 7 ore di viaggio, si arriverà a Roma prima delle otto del mattino. Il pullman è pieno, la gente ha risposto facilmente, è un ottimo segnale, c’è entusiasmo. Si unisce alla spedizione anche il noto giornalista valsabbino Gilberto Vallini, corrispondente del Giornale di Brescia. Gilberto, due giorni dopo farà uscire il suo pezzo dal titolo ad effetto “La marcia su Roma per il Lago D’Idro”. L’incontro di Roma dà la possibilità al Comitato di introdurre con una certa determinazione, mai vista in precedenza, la necessità di arrestare la logica dell’utilizzo innaturale ed abnorme del Lago; e che si può avviare un percorso finalizzato al riscatto della sua naturalità. In quel periodo inizia a scrivere e quindi ha seguire il caso Lago D’Idro anche la figlia del giornalista Gilberto Vallini, Nunzia, età vicina a quella di Gianluca. Nunzia scrive spesso su quanto si sta facendo in difesa del Lago, è attenta all’attività del Comitato. Un momento di particolare attenzione e simpatia alle iniziative del Comitato è quando Nunzia un sabato pomeriggio raggiunge Gianluca a casa sua, con la sua Alfa Romeo Arna, bianca, che rimane impressa a Gianluca, senza spiegarsi il perché. La mamma di Gianluca, entusiasta della visita, prepara un the caldo in quel bel clima della casa semplice e accogliente; trascorrono due belle ore e Nunzia approfondisce sulle novità dell’attività in difesa del Lago, per scriverne in suoi articoli. Sono i primi passi con una certa risonanza del movimento popolare che inizia ad usare lo slogan “Salviamo il Lago D’Idro”. Scaduta la concessione governativa il ventiquattro ottobre ‘87, nel periodo immediatamente successivo, in regime di cosiddetto prorogàzzio della concessione, l’Autorità di Bacino del Po, il cui Segretario è il Prof. Passino, per prassi il Segretario fa le veci del Presidente in quanto il Presidente è il Ministro dell’Ambiente e non può presenziare ordinariamente, avvia una fase sperimentale per verificare se e come si può rinnovare la concessione ma attuando un minor prelievo di acqua dal Lago, perché l’Autorità di Bacino stessa s’è resa conto, grazie alle proteste giunte dal territorio, dal Comune di Idro e dalla Comunità Montana di Valle Sabbia, e in modo pressante dal Comitato stesso, del danno che sta causando al Lago questo innaturale ed abnorme prelievo di sette metri verticali; un’attività innaturale che genera un effetto spugna, invasare e svasare, provoca costante erosione delle le rive, costante alterazione della temperatura lacustre, lasciando in secca ogni anno la semina di miliardi di uova di fauna ittica. È proprio nel periodo che il pesce presente nel Lago semina le sue uova, tra maggio e giugno, che la gestione innaturale ha costantemente determinato escursioni verticali tali che in assenza di pioggia raggiungono venticinque, anche ventotto centimetri in un giorno. Sul Lago D’Idro queste escursioni equivalgono a tre milioni di metri cubi di acqua, che escono un una notte, alterandone enormemente la temperatura. Nel periodo della frega del pesce, quando depone e feconda le uova, lo fa nell’acqua bassa, sulle rive, in mezzo all’erba ed i sassi, perché lì c’è la temperatura giusta. Ma queste innaturali ed abnormi escursioni, oltre a distruggere quell’erba, lasciano in secca tutta la semina di uova; fanno sparire tutto l’habitat necessario alla fauna ittica. La richiesta di rinnovo della concessione è arrivata, sempre dalla SLI che rappresenta gli stessi idrovori utilizzatori del passato; ha infatti caratteristiche uguali a quella scaduta, ovvero chiede una concessione di almeno cinquant’anni con prelievi come in passato, per poter togliere tutta quell’immensa quantità di acqua nell’arco di quattro mesi, da maggio ad agosto. I danni al Lago sono incalcolabili, sono sotto gli occhi di tutti quei cittadini che vogliono tenerli aperti; e infatti la popolazione si ribella, e guidata da un movimento popolare ben organizzato e competente dopo vent’anni vince la battaglia storica e rigenera il deflusso minimo vitale all’incile del Lago, dove riprende il suo corso il Fiume Chiese che qui ne diviene anche emissario.

Aruspex

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