Ricciardi: “Stadi, sì ad aperture parziali, no assembramenti”

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“Rimettere in moto dieci milioni di persone, con qualche disguido qui e là, è stato un fatto positivo. Per quanto riguarda l’aspetto epidemiologico dobbiamo aspettare almeno due settimane per capire l’impatto che la circolazione del virus può a vere con queste persone in movimento”. Così a Buongiorno, su Sky TG24 il membro del comitato esecutivo dell’Oms e consulente del ministro della Salute Walter Ricciardi, parlando della riapertura delle scuole.

“Sulla quarantena è stata avviata la discussione sulla base di due elementi internazionali: il primo è il fatto che la Francia abbia ridotto, in un modo che ci ha lasciato estremamente perplessi per la base scientifica insussistente, la quarantena a sette giorni. Così si perde una quantità enorme di soggetti infetti, tant’è che la situazione in Francia presenta aspetti abbastanza preoccupanti. Il secondo è che la Germania ha proposto di abbassarla a dieci. Approfondiremo queste proposte: in questo momento rimane, sia da parte dell’Oms che dal Centro europeo per il controllo delle malattie della Commissione Europea, la durata di 14 giorni. Noi siamo per una linea prudenziale, basata sull’evidenza scientifica. Nel caso si abbassi a dieci giorni, Oms e Ecdc dicono che si arriverebbe a perdere fino al 10% degli infetti. In una situazione come quella francese si perderebbero mille casi al giorno. Al momento siamo sul mantenimento della linea dei 14 giorni, inoltre abbiamo detto che è importante che queste misure vengano prese in maniera coordinata a livello internazionale”. Lo ha detto il membro del comitato esecutivo dell’Oms e consulente del ministro della Salute Walter Ricciardi, parlando della proposta di alcuni Paesi europei di ridurre i giorni di quarantena.

Rispondendo poi alla domanda se resterà invariato il protocollo del doppio tampone negativo per decretare la fine dell’infezione, Ricciardi ha detto: “siamo ancora su questa misura prudenziale, ma stiamo considerando ipotesi alternative, come la proposta di fare una valutazione anche clinica. Per il momento, per un Paese come il nostro che ha la possibilità di farlo, rimane ancora l’accertamento del doppio tampone, così siamo sicuri di non rimettere in circolazione persone infette e contagiose”.

“L’affollamento al 50% è per l’alta velocità, mentre ci sono numerosi trasporti locali che già marciano all’80%. Rimaniamo dell’idea che abbassare la misura di sicurezza della distanza a meno di un metro è pericoloso, però per i treni ad alta velocità dobbiamo affrontare la questione in maniera univoca per tutti i vettori nazionali. Approfondiremo e nel breve periodo daremo una risposta anche su questo”.

Il tampone ogni quattro giorni per i calciatori “era una misura pensata per il calcio ultra professionistico e per la serie A, che poi è stata estesa alle serie inferiori senza che noi fossimo interpellati. Noi possiamo tarare, sempre sulla base dell’evidenza scientifica, delle misure che allo stesso tempo siano sicure ma anche sostenibili da parte di squadre dilettantistiche o che non hanno le stesse possibilità della serie A. Per la serie A per il momento rimangono i quattro tamponi, però visto che la misura in qualche modo incide in maniera forte sulle mucose dei calciatori, perché avere un tampone ogni quattro giorni è qualcosa che comunque ha un impatto, stiamo analizzando delle alternative”.

Qual è la linea del Cts sull’apertura degli stadi? “In questo momento assembramenti di massa che coinvolgono migliaia di persone non sono pensabili. Bisogna vedere l’effetto dell’apertura delle scuole, capire se siamo riusciti a tenere sotto controllo i focolai, che in questo momento sono circa mille, e poi riconsiderare l’apertura di assembramenti più grandi. Certamente fino a quando non avremo un vaccino o una terapia specifica, portare decine di migliaia di persone tutte insieme a contatto una con l’altra non è possibile. Le aperture parziali sì, ma l’apertura deve essere tutelata sia nel momento di accesso che in quello di deflusso”.

“Da parte nostra – ha aggiunto – è un consiglio tecnico scientifico, poi, come è stato evidente nei casi delle discoteche, i presidenti delle Regioni possono prendere delle decisioni alternative. Il problema è che si rimette in circolazione il virus”.

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