SE TORNASSERO IN VITA TOGLIATTI E BERLINGUER…

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zingaretti

Il patto di governo PD-M5S prevede, sin dal settembre dello scorso anno, due punti in particolare: il taglio del numero dei parlamentari e una legge elettorale proporzionale con soglia di sbarramento.

Taglio dei parlamentari. Nel doppio passaggio parlamentare previsto dall’art. 138 della Costituzione, il PD – in tre votazioni su quattro – ha votato contro. L’unico voto a favore è stato espresso al quarto passaggio, avvenuto alla Camera dei deputati lo scorso ottobre. Il partito di Zingaretti ha deciso, all’ultimo metro, di sacrificare la Costituzione in nome del patto di governo col M5S, cioè con quel partito che – fino a poche settimane prima – definiva “di scappati di casa”. Lo scalpo della Costituzione in nome di una alleanza di governo coi nemici di sempre.

Legge elettorale. Da sempre a favore del sistema maggioritario, il PD – in nome del patto di governo con Grillo – ha deciso di virare sul proporzionale con soglia di sbarramento al 5%. Un sistema che, nelle intenzioni Dem e pentastellate, dovrebbe riuscire a rallentare Salvini nel caso di elezioni politiche anticipate. Renzi ha per il momento fatto saltare il banco, ma è probabile che il senatore di Firenze ci ripensi e voti per il “germanicum”. E se non dovesse riuscirci neppure il proporzionale, il tentativo di rallentare la corsa di Salvini verso Palazzo Chigi è portato avanti col ricorso alla “magistratura amica”, la magistratura “alla Palamara”, quella della lotta ideologica contro il leader di turno del centrodestra. Due processi al segretario della Lega per aver, quando era Ministro dell’Interno, bloccato gli sbarchi nell’interesse nazionale.

Il PD, che da decenni si lava la bocca con la parola Costituzione e diritti fondamentali, ha abdicato al becero populismo dei 5Stelle: prima il taglio dei parlamentari poi la contrazione dei diritti fondamentali durante la Fase1 dell’epidemia, avallando ogni grave nefandezza di Conte e dei suoi DPCM.

Ora sarà interessante vedere la posizione ufficiale Dem al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre. Certamente Zingaretti manterrà fede al patto di governo. La sopravvivenza politica è più importante della Costituzione.

Nessuna novità, comunque. Negli ultimi decenni l’ex PCI – trasformatosi in PDS, DS, PD – ha incarnato il ruolo del tifoso più accanito del regime dei cambi fissi, dei parametri di Maastricht, del Fiscal compact, del Mes e del pareggio di bilancio in Costituzione: un cappotto di cemento ai principi fondamentali sanciti nella Carta del 1948.

Figuriamoci cosa gliene frega a Zingaretti e Company del numero dei parlamentari. Prima votano “no” al taglio, tre volte su tre, poi all’ultimo passaggio votano a favore come scalpo per la nascita del governo giallo-rosso. Da sconfitti nelle urne i Dem sono ugualmente finiti al governo, occupando la metà dei ministeri (tra cui quello dell’economia). Era un’occasione troppo ghiotta. La Costituzione può diventare tranquillamente merce di scambio, salvo poi lavarsene ipocritamente la bocca contro gli avversari politici.

Se tornassero in vita Togliatti o Berlinguer, a Zingaretti e predecessori due calci nel culo non glieli toglierebbe nessuno.

[Giuseppe PALMA]

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