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Siamo molto cambiati nell’ultimo anno

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mineo

E cominciamo a dircelo pure sui giornali. Titoli meno gridati, differenze tra destra e sinistra più sottili. Così Speranza dice che saremo “più sicuri in estate” e dunque potremo riaprire. E Garavaglia anticipa un po’ la data, parla del 2 giugno. Forse la differenza permane su “come” aprire. Chi punta sul principio di precauzione parla di ristoranti all’aperto e prenotandosi. Altri sostengono non vogliono “discriminare” tra gli esercenti. C’è chi dice che una volta vaccinati saremo salvi. Chi, più prudente, ventila dosi di richiamo e il distanziamento da mantenere. Poi, certo, c’è chi contesta tutto, mescolando vecchi argomenti di destra e di sinistra. Per Paragone la “gauche caviar”, alleata con le multinazionali del delivery, vuole espropriare ristoratori e filiera alimentare.
Ma Ilvo Diamanti, che vive con i dati, sostiene che l’opposizione stenta a farsi apprezzare perché stiamo diventando una “democrazia del capo”. A marzo 2020 Conte aveva un gradimento del 71%, Draghi gli tiene dietro con il 64%. Capo non necessariamente eletto. Draghi, Conte, Renzi e Monti, quando sono entrati a Palazzo Chigi, non erano infatti deputati. Capi che si scelgono i collaboratori (tecnici, task force, competenti) e che usano il potere esecutivo (DPCM) come non usava in passato. Tutto ciò è accaduto, spiega Diamanti, perché “la paura ha accentuato e personalizzato la domanda di autorità”. Paura del virus, ma anche del riscaldamento globale e della disoccupazione. In nome di siffatti obiettivi nel marzo 2020 il 90% degli italiani affermava che lo Stato dovesse limitare alcune libertà. Dopo un anno di galera il 66% ne è tuttora convinto. Tuttavia il 71% non cambierebbe la nostra democrazia imperfetta con nessun altro sistema di governo.
Cambiano le forze politiche. Oggi la critica più cattiva ai 5Stelle, quella di avere a cuore solo “il terzo mandato” (dunque la poltrona), viene mossa dai 5Stelle, dal figlio di Gianroberto Casaleggio. L’homo novus, “Giuseppi”, si propone come conciliatore. Nel Pd sembra essersi rotta sia la continuità del gruppo dirigente post-comunista, sia la pretesa di diventare partito pigliatutto. Letta nipote, Andreatta figlio, Irene Tinagli non sono mai stati comunisti e, per vincere, cercano alleati, come Conte. A destra l’uomo dei “pieni poteri” torna dal vecchio Berlusconi e annuncia battaglia, non più per uscire dall’Europa in nome del “prima gli italiani”, ma sulla giustizia che accusa di interferire con la politica. Feltri gli fa eco: mai più processi a “Silvio, padre della patria”. Meloni cerca di ottenere più consensi, distinguendosi all’opposizione, ma sta attenta a non rompere.
D’altra parte, cambia il mondo. Sembravo un pazzo visionario, quando prevedevo un anno fa che Trump sarebbe caduto. Invece non solo ha lasciato la Casa Bianca ma il nuovo inquilino vara spese da 5mila miliardi per difendere poveri, disoccupati, studenti, ambiente e diritti delle minoranze. In più vuole accrescere il potere dello stato federale. Ciò fa a pezzi il “liberismo reaganiano”, che per 40 anni è stato la bibbia di economisti, sociologi, politologi, giornalisti.
E cambiano i giornali, persino in Italia. Dove un gruppo industriale, con parecchie responsabilità nei mali del paese e una cupa visione del mondo atlantista – reazionaria, s’era comprata metà informazione. Ma un altro padrone, pago forse di troppe scorrerie finanziarie, s’è preso il gusto e s’è pagato il lusso di dare asilo a molti giornalisti d’inchiesta. Bolzoni, Tizian per fare due nomi. Così un giorno tocca ai rapporti tra mafia e Confindustria, rivelati del processo Montante, un altro al baratto tra Stato e Libia, soldi e armi per togliere dalla vista i migranti, un giorno ai pasticci del Conte 2 intorno a vaccini e mascherine, un altro ancora, oggi, a Letizia Moratti. Il cui impero del petrolio che forse riciclava denaro importando, con documenti falsi, greggio che il genero di Erdogan recuperava in Iraq e forse dall’Isis.
Siamo nel migliore dei mondi possibili? Assolutamente no. Il Caffè ritiene che si stia effettivamente formando un’opinione pubblica mondiale. E che questo sia un bene. Ma va sostenuta e orientata con una dura battaglia. Per la verità, che non è assioma, è sempre ricerca. E contro la tentazione del ritorno a un passato autoritario, bellicoso e oscurantista. Perché la paura ha sì aiutato l’uomo a liberarsi delle catene, ma lo anche spinto talvolta a corteggiare il “male assoluto”.

Corradino Mineo

 

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