Sindrome di Gorlin, inizia una sperimentazione in sei centri italiani

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L’arruolamento proseguirà fino alla fine del 2019: il dr. Luigi Naldi illustra il trial, che recluterà pazienti a Milano, Torino, Vicenza, Bologna, Roma e Napoli

Vicenza – Fra pochi mesi, in sei centri italiani, partirà uno studio di Fase III che valuterà l’efficacia e la sicurezza di un farmaco topico nella sindrome di Gorlin, una rara malattia genetica chiamata anche sindrome da carcinoma nevoide delle cellule basali (NBCCS) o sindrome del nevo basocellulare. I pazienti, nel corso della vita, oltre a possibili anomalie scheletriche, vanno incontro allo sviluppo di basaliomi multipli, specie a livello di tronco e viso: queste neoplasie rappresentano la forma più comune di tumore della pelle.

Esiste un solo farmaco, per via sistemica, registrato per la terapia dei basaliomi inoperabili: il vismodegib, un inibitore della via di segnalazione hedgehog che ha però numerosi effetti collaterali. È stato stimato che alcuni soggetti con malattia grave possono andare incontro a oltre 50 interventi chirurgici l’anno per l’asportazione dei tumori, con un importante impatto sulla qualità di vita: vi è dunque la necessità di disporre di farmaci per via locale con analoga efficacia.

L’obiettivo del nuovo studio, multicentrico, randomizzato e in doppio cieco, è proprio quello di valutare un farmaco topico – patidegib gel 2% – per la riduzione del carico tumorale in persone affette dalla sindrome di Gorlin. Questo medicinale ha già mostrato un’ottima efficacia in uno studio di Fase II condotto nel Regno Unito, inducendo una remissione completa dei basaliomi dopo sei mesi in più del 25% dei pazienti trattati e un tasso di sviluppo di nuovi basaliomi eleggibili al trattamento chirurgico significativamente inferiore, dopo due settimane, rispetto al gruppo di controllo, con un’ottima aderenza al trattamento da parte degli stessi pazienti.

Nel nuovo studio di Fase III su patidegib, l’arruolamento è già iniziato e proseguirà sino alla fine del 2019: il trial prevede di coinvolgere 150 pazienti nel mondo (50 negli Stati Uniti, 50 in Canada e 50 in Europa). In Italia sono sei i centri partecipanti: l’Istituto Humanitas di Milano (Centro Coordinatore), le Molinette di Torino, il San Bortolo di Vicenza, la Clinica Dermatologica dell’Università di Bologna, il Policlinico Gemelli di Roma e l’Università della Campania a Napoli. Il trial sarà coordinato a livello internazionale dal dr. Ervin Epstein, co-fondatore dell’azienda PellePharm, produttrice del patidegib, mentre in Italia i responsabili sono il dr. Antonio Costanzo e il dr. Luigi Naldi, rispettivamente direttori delle Unità Operative di Dermatologia dell’Istituto Humanitas di Milano e dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza.

“La durata dello studio sarà di 14 mesi, suddivisi in 45 giorni per la fase di screening, 12 mesi di trattamento e un mese di follow up tramite chiamata telefonica al paziente”, spiega il dr. Naldi. “Verranno reclutati pazienti adulti (di età superiore ai 18 anni), che abbiano almeno due basaliomi al volto (uno se l’età è tra i 18 e i 20 anni), e che abbiano avuto almeno dieci basaliomi nei due anni precedenti (di cui tre al volto). I criteri maggiori di esclusione sono gravidanza, allattamento e pazienti che negli ultimi cinque anni abbiano avuto tumori (ad eccezione dei non melanoma skin cancers, del carcinoma della cervice uterina stadio 1 e del carcinoma mammario duttale in situ). I pazienti dovranno applicare patidegib gel al volto due volte al giorno per un anno: la prima volta si spiegherà al paziente, mediante un training, la modalità di applicazione, che poi proseguirà autonomamente a domicilio. Le visite al centro ospedaliero avverranno con cadenza circa mensile: verranno eseguite fotografie delle lesioni con una macchina fotografica digitale in 5 proiezioni, ad un ingrandimento tale che ne permetta la valutazione dermatoscopica”, prosegue Naldi.

“Di volta in volta, nelle visite di controllo, verranno misurati i parametri vitali ed eseguiti prelievi di sangue per lo studio di farmacocinetica e genomica del farmaco, secondo quanto previsto dal protocollo”, sottolinea la dr.ssa Elena Pezzolo, che insieme al dr. Naldi è responsabile della sperimentazione presso l’Ospedale San Bortolo di Vicenza. “Le lesioni del volto verranno numerate, misurate e monitorate: ogni nuova lesione insorta al volto dopo la visita basale verrà sottoposta a biopsia, e i clinici che seguiranno il paziente (due dermatologi per centro) potranno richiedere la biopsia di qualsiasi lesione per la quale ritengano necessario avere l’esame istologico. Lo stesso vale per la disposizione di altri trattamenti, per esempio chirurgico, qualora ve ne fosse indicazione secondo giudizio clinico. Ovviamente, durante la terapia non saranno consentiti altri trattamenti al volto oltre al farmaco in studio, ad eccezione di emollienti, detergenti e creme fotoprotettive”.

“È importante ricordare, inoltre, che è previsto un periodo di washout di tre mesi in caso di pazienti coinvolti in altri studi clinici o in trattamento con vismodegib, o di minore durata se abbiano utilizzato altri farmaci sistemici come ad esempio nicotinamide ad alto dosaggio o derivati della vitamina A”, conclude il dr. Naldi. “Il periodo di reclutamento dei pazienti durerà pochi mesi: è quindi cruciale individuare al più presto potenziali pazienti arruolabili”.

Per ulteriori informazioni sullo studio e sulle modalità di partecipazione è possibile contattare il Reparto di Dermatologia dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza al numero 0444/757130.

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