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Speranza: lo stop ai voli resta, l’Africa per ora non fa paura

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speranza

Il ministro della Salute Roberto Speranza ieri è riuscito a trascorrere mezza giornata in famiglia. Per il resto è completamente assorbito dall’emergenza coronavirus.

A 17 giorni dalla decisione di interrompere il traffico aereo con la Cina, qual è la situazione?

«Guardando i dati Oms, gli esperti ci dicono che c’è qualche primo segnale di decelerazione nella diffusione del virus. Si tratta però solo di una tendenza iniziale, non dobbiamo abbassare la guardia. Continuiamo a seguire il criterio che ci siamo dati all’inizio: massima precauzione e attenzione. Sarebbe un grave errore sottovalutare le cose».

Quindi il blocco dei voli, che scade ad aprile, sarà prorogato?

«È presto per deciderlo. L’emergenza coronavirus va monitorata giorno per giorno e infatti la nostra task force si riunisce ogni mattina. Oggi le misure decise dal tavolo tecnico scientifico sono le più idonee a salvaguardare il nostro Paese. Solo il cambiamento del quadro epidemiologico può farle modificare. L’auspicio è che nei prossimi giorni e settimane i dati risentano positivamente del lavoro importante svolto dal Governo cinese».

Lei ha incontrato gli altri ministri europei, perché nessuno ha preso provvedimenti come il nostro?

«In Italia abbiamo scelto l’approccio più prudenziale. Riguardo ai voli, gli Stati Uniti hanno misure simili alle nostre, in Europa la Repubblica Ceca ha fatto come noi, e anche la Grecia. Altri governi non hanno preso decisioni direttamente ma compagnie di bandiera come British Airways, Air France, Lufthansa, Sas hanno sospeso i voli con una fortissima contrazione del traffico dalla Cina. Sono stato io a chiedere la riunione dei ministri Ue perché ritengo ci voglia un maggiore coordinamento. In Europa il quadro è sotto controllo, abbiamo 47 casi su 500 milioni di abitanti, meno di uno ogni dieci milioni, ma la situazione va seguita con la dovuta attenzione».

Molte persone comunque stanno rientrando dalla Cina facendo scalo in altri Paesi.

«E infatti abbiamo messo in piedi una capillare attività di verifica negli aeroporti. Siamo a 1,2 milioni di persone controllate grazie agli scanner e all’impegno della protezione civile. I cinque milioni di euro stanziati anche per i controlli bastano, li facciamo con personale dello Stato e grazie ai tanti volontari che voglio ringraziare, in particolare medici e infermieri. Se però si dovrà investire di più siamo pronti a farlo».

I controlli negli aeroporti non hanno fatto trovare casi sospetti?

«Di persone con la febbre ne sono state trovate molte ma i test poi hanno rivelato che non avevano il coronavirus. Teniamo alto il livello di sorveglianza».

Il virus è in Africa, farete controlli su chi arriva da quel continente, anche a bordo di barconi?

«C’è un solo caso in un continente enorme, a noi molto vicino. La situazione va valutata giorno per giorno con la massima serietà. Ora non servono provvedimenti ad hoc oltre a quelli già disposti per porti e aeroporti. Per quanto riguarda voli e imbarcazioni che provengono dall’Africa, i controlli sono rigorosi come per chi proviene da altre parti del mondo. Ricordo che la nostra decisione più drastica riguarda un Paese, la Cina, dove sono concentrati il 99% dei casi al mondo. Non ha fondamento scientifico al momento prevedere altro. Piuttosto dobbiamo lavorare su un fronte diverso».

Quale?

«Come ho detto ai ministri europei, l’Unione e l’Oms devono sostenere i Paesi africani per mettere in atto misure di prevenzione e contenimento. Magari non l’Egitto, che ha un sistema sanitario abbastanza solido, ma altri Paesi».

Avete cambiato la circolare sulle scuole, siete andati incontro alle richieste delle Regioni leghiste?

«Le valutazioni sulle misure di prevenzione sono scientifiche, e i nostri scienziati sono tra i migliori al mondo, non politiche. Non deve esserci distinzione tra maggioranza e opposizione. Lavoro con questo spirito e con le regioni c’è grande coordinamento come è giusto che sia. Sapevamo che gli alunni coinvolti nella sorveglianza attiva sarebbero stati pochi, alcune centinaia. I dati di questi giorni lo confermano».

Lei adesso è il ministro più impegnato, su una questione seria come il coronavirus. Come guarda agli scontri nel governo?

«Sinceramente non ho neanche il tempo per guardarli. Mi sembrano questioni molto più piccole, anche rispetto a come vengono raccontate. In queste ore la testa degli italiani mi pare che non sia, con tutto il rispetto, rivolta alla prescrizione o alle questioni della maggioranza. Le cose che incidono sulla vita delle persone sono altre, il coronavirus e i temi economici e sociali. Io mi occupo senza sosta solo del virus e lo farò finché il pericolo non sarà archiviato. L’Italia deve essere unita in questa battaglia. Il resto viene dopo».

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