“stop a ripopolamenti di specie cacciabili”

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28 febbraio 2020, insediamento della XI legislatura

Caccia. Gibertoni (Misto): “stop a ripopolamenti di specie cacciabili”. Mammi: “dal 1995 vietati per i cinghiali”

Discussa in Aula la risoluzione con cui la consigliera ha chiesto alla Giunta di emanare un provvedimento che sottragga la caccia selettiva a ogni forma di corrispettivo

Il ripopolamenti delle specie di animali di interesse venatorio, la filiera della produzione delle carni e l’attività dei cacciatori sono i temi dibattuti in Aula con una interpellanza presentata alla Giunta regionale da Giulia Gibertoni (Misto). La consigliera ritiene “paradossale come da un lato si sperperino risorse economiche per studi, censimenti, valutazioni, metodi di controllo e contenimento, piani di prelievo e abbattimento per ridimensionare la popolazione di alcune specie e, dall’altro, si perseveri con continue operazioni di ripopolamento faunistico”. E aggiunge: “È abbastanza evidente come il sovrappopolamento di alcune specie di fauna selvatica per i cacciatori rappresenti incontestabilmente una risorsa, non certo un problema”. Poi espone i numeri: “L’abbattimento di 33.375 capi di caprioli e di 76.480 capi di cinghiale, a cui bisognerebbe aggiungere il numero dei capi non censiti, dimostrano come l’obbiettivo del sovrappopolamento indotto, ormai nemmeno troppo nascosto, è quello di aumentare il numero di abbattimenti di capi di fauna selvatica, utilizzando anche interventi di formazione, sensibilizzazione ed educazione di cacciatori e sele-controllori e, allo stesso tempo, sostenendo una filiera, ormai consolidata e ben avviata, di lavorazione delle carni che possa favorirne la vendita e il consumo”.

L’assessore all’Agricoltura Alessio Mammi ha replicato che “la Regione ha vietato il ripopolamento con cinghiali e ungulati dal 1995, e il foraggiamento del cinghiali è vietato con legge nazionale dal 2016. La pratica dei ripopolamenti con piccola selvaggina stanziale deve sottostare a criteri che, se applicati correttamente, rendono la gestione molto più compatibile rispetto agli anni passati. Quanto alla filiera delle carni – ha sottolineato l’esponente della giunta – vige l’obbligo di conferire ad appositi centri di lavorazione tutti i capi abbattuti in piano di controllo. Il cacciatore che abbatte per autoconsumo non è tenuto a sottoporla a ispezione sanitaria”.

Una risposta però che non soddisfa Gibertoni: “Non potete non vedere il problema, sta diventando molto esplicito, non è più sufficiente nascondersi dietro le normative. Dai dati su caprioli e cinghiali, emerge un numero di abbattimenti che va oltre il possibile intento di contenimento”.

(Margherita Giacchi)

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