Su bassa crescita PIL nel 3° trimestre 2019 pesa frenata export (-0,1%). I settori sotto pressione sul mercato tedesco

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madeinitaly.

I dati sui conti nazionali del terzo trimestre del 2019 pubblicati venerdì scorso dall’Istat confermano la bassa crescita del PIL, con un +0,1% rispetto al trimestre precedente. Secondo le previsioni della Commissione europea del 7 novembre l’Italia nel 2019 è il paese UE con la più bassa crescita (+0,1%), instradato in un sentiero di crescita ‘zero virgola’, con un +0,4% nel 2020 e un +0,7% nel 2021. Si evidenzia una frenata delle esportazioni che, nel terzo trimestre 2019 sono diminuite dello 0,1% (a prezzi costanti) mentre le importazioni sono aumentate dell’1,3%, con un ampio contributo negativo al PIL della domanda estera netta.

Un segnale positivo, ma limitato ai beni strumentali, arriva dai dati provvisori del commercio estero extra Ue pubblicati dall’Istat la scorsa settimana. Ad ottobre 2019 si osserva un marcato aumento congiunturale del valore delle esportazioni (+6,1%), interamente determinato dal forte aumento delle vendite di beni strumentali (+21,4%) mentre diminuisce l’export extra UE di beni di consumo, beni intermedi ed energia.

La crisi della manifattura in Germania – L’analisi per mercato evidenzia che nei primi nei primi nove mesi del 2019 l’export sale del 2,5%, con una debolezza in Germania, principale mercato di sbocco del made in Italy, che si ferma allo 0,5%. La produzione manifatturiera in Germania nel terzo trimestre 2019 perde il 4,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il settore dell’automobile in Germania segna una caduta della produzione del 7,9%.

I settori del made in Italy sotto pressione sul mercato tedesco – Si osserva un calo dell’export sul mercato tedesco per Autoveicoli (-7,7%), Apparecchi elettrici (-5,9%), Carta e prodotti della stampa (-4,2%), Chimica (-3,5%), Metalli e prodotti in metallo (-3,1%), Mobili (-2,6%), Tessile, abbigliamento, pelli (-2,2%), Gomma e plastica (-1,3%), Computer, apparecchi elettronici (-0,2%). Il segno negativo (-3,1%) della produzione tedesca di macchinari frena la domanda di tecnologia made in Italy.

Negli altri maggiori mercati la domanda di prodotti italiani risulta più debole della media in Francia (1,7%) e Spagna (0,3%); persiste un marcato dinamismo delle esportazioni negli Stati Uniti (+9,4%), Regno Unito (+6,3%) e Svizzera (+17,2%). Da segnalare la crescita del Giappone (+20,2%) e Belgio (+5,0%), mentre sono in territorio negativo Turchia (-11,4%), Polonia (-3,1%), Romania (-2,9%) e Cina (-2,3%).

Al rallentamento delle esportazioni si associa l’indebolimento delle aspettative basate sugli ordinativi: a novembre 2019 il giudizio sugli ordini esteri delle imprese manifatturiere presenta il saldo negativo più accentuato degli ultimi tre anni. A settembre 2019 le imprese manifatturiere indicano un calo tendenziale del fatturato estero del 2%.

Sulle piccole imprese manifatturiere – sulla base dei nuovi dati Eurostat l’Italia si conferma il primo paese UE per occupati nelle imprese della manifattura fino a 50 addetti – gravano alcune criticità, pericolosamente sincronizzate con il rallentamento della domanda internazionale, quali l’aumento dei costi dell’energia elettrica, i rischi di aumenti della tassazione nel settore della plastica, una crisi dell’acciaio che influenza tutta la filiera. Tali condizioni appesantiscono un settore, quello manifatturiero appunto, che negli ultimi anni ha raggiunto importanti risultati sul fronte della creazione di valore aggiunto e dinamica dell’occupazione.

L’analisi sulle tendenze della bolletta energetica e la geografia dell’import di petrolio greggio e gas nella rubrica settimanale ‘Imprese ed energia’ su QE-Quotidiano energia.

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