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Tasso variabile e tasso fisso di Gianfranco Torriero (Vice Direttore Generale dell’ABI)

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torriero

Tratto da “ Lessico Finanziario “ di Beppe Ghisolfi – ARAGNO Editore

Quando si decide di voler effettuare un investimento oppure si vuol richiedere un finanziamento, ad esempio per acquistare casa, le domande da porsi per fare delle scelte consapevoli sono molte. Tra queste sicuramente una scelta importante è quella sul tasso di interesse a cui regolare l’operazione, se variabile o fisso. Partiamo dagli investimenti: se intendiamo acquistare una obbligazione o un titolo di Stato l’offerta sul mercato prevede titoli sia a tasso fisso sia a tasso variabile.

L’investimento a tasso fisso permetterà di avere nel tempo lo stesso ammontare di cedola, ad esempio se si è investito in un titolo che paga una cedola del 3% annuo, si otterrà ogni anno il 3%. In questo caso, se si dovesse nel tempo registrare una riduzione o un aumento dei tassi di mercato, si rimarrebbe immuni da tali variazioni. Questo ovviamente non avvererebbe nel caso di un investimento in un titolo a tasso variabile, indicizzato a un parametro che risente dell’andamento dei mercati. Tuttavia è bene ricordare che, se il titolo a tasso fisso viene detenuto fino alla sua scadenza naturale, il tasso di interesse e il suo rendimento coincidono. Nel caso in cui invece si rivenda il titolo prima della scadenza naturale il rendimento potrebbe variare. In particolare, nel caso in cui i tassi di interesse di mercato registrassero un aumento, il valore del titolo sarebbe più basso e quindi il rendimento del titolo sarebbe inferiore al 3%, in quanto al valore della cedola (3%) dovrà essere sottratta la perdita in conto capitale (cioè la differenza negativa tra quanto il titolo è valutato al momento della vendita e il valore iniziale di acquisto del titolo).

In caso di tassi di mercato in diminuzione il valore del titolo aumenterebbe e quindi il rendimento complessivo sarebbe superiore, dato dalla somma del valore della cedola (3%) e il differenziale positivo tra il valore al momento della vendita e quello al momento iniziale dell’acquisto. Nel caso di investimenti a tasso variabile, come detto, si è soggetti alla variabilità del valore della cedola, cioè il tasso dell’investimento segue l’andamento di quelli del mercato; la differenza tra il valore al momento della vendita e il valore al momento iniziale dell’acquisto è quindi molto contenuto.

Passando alla richiesta di finanziamento, se il prestito è regolato a tasso fisso, si pagherà un importo della rata costante; quindi, se si è valutata correttamente la propria capacità di rimborso del prestito non si avranno incertezze. Nel caso di prestiti a cui si applicano tassi variabili, la rata varia in funzione dell’andamento dei tassi (può aumentare o diminuire), cioè in base all’andamento del parametro (es. Euribor) a cui è regolato il prestito. Tali variazioni possono essere anche significative. La maggiore stabilità della rata del mutuo comunque ha un costo, infatti normalmente in un prestito il livello del tasso fisso è più elevato rispetto a quello variabile, in quanto in questo caso è la banca che deve effettuare le coperture per le eventuali future evoluzioni dei tassi.

È bene comunque ricordare che, oltre al tasso fisso e al tasso variabile, si sono sviluppate altre tipologie quali, ad esempio, i mutui a tasso misto, che prevedono contrattualmente di poter passare, dopo un certo periodo, dal fisso al variabile e viceversa. Oppure tassi variabili con il cap (tetto), cioè che prevedono un aumento massimo del tasso di interesse applicato sul finanziamento nonostante un maggior aumento del valore del parametro di riferimento.

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