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Trovo sui social un’assurda polemica su #Dante che parte da un articolo pubblicato in Germania

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saviano

Vi dimostrerò come anche un ottimo articolo di analisi letteraria possa essere strumentalizzato dal più becero populismo. Nessun attacco a Dante arriva dalla Germania, come suggerisce qualche giornalista e qualche politico, nessuna accusa di essere un plagiatore. Niente di tutto questo, nemmeno l’ombra. Solo l’incapacità di leggere e comprendere testi scritti. Vi racconto come è andata…
Conosco l’autore dell’articolo su Dante, Arno Widmann, da più di dieci anni; è uno dei più colti e sapienti critici letterari europei. Conosce la letteratura del nostro paese come pochi. Sicuramente la conosce meglio dei politici che oggi lo attaccano.
E dunque, nessuna offesa a Dante nel suo articolo che, invece, è una dotta analisi non rivolta solo ai lettori tedeschi, ma a chiunque ami la letteratura. Arno Widmann offre spunti interessantissimi sul ruolo dell’intellettuale italiano, politicamente impegnato e chiamato a esprimersi sul mondo.
Mi chiedo chi abbia tradotto l’articolo che Widmann ha scritto per il Frankfurter Rundschau
, e perché abbia voluto travisarlo ed esporlo a strumentalizzazione.
E possono il ministro della Cultura Dario Franceschini e il senatore Matteo Salvini sfruttare una cattiva traduzione per ergersi a difensori della cultura italiana? Nessuno gli ha mostrato l’articolo originale? Non sono in grado di cercarlo online e di tradurlo con programma di traduzione?
Ma il gioco è il solito: soffiare sull’odio antitedesco, quello basso basso, ed ergersi a difensori della cultura italiana, che andrebbe protetta in ben altro modo. Ma nel contrasto sciovinista vi è una scorciatoia furba che sempre viene percorsa per poter dire: “nessuno osi”.
Ma esattamente cosa non si deve osare? Ragionare? Riflettere? Mettere a confronto opere letterarie? Questo è il metodo per studiare i grandi intellettuali: leggerli innanzitutto, interpretare le loro parole, provare a capirli, poi paragonarli ad altri intellettuali e analizzarli nel dettaglio.
Quel “nessuno osi” usato da Franceschini e Salvini per alimentare odio xenofobo, andrebbe pronunciato quando vengono fatti tagli disgustosi a teatri, festival, progetti. Quando la cultura si considera sacrificabile, quando per Covid si chiudono le scuole mentre tutto resta aperto.
Dante è stato un intellettuale isolato, perseguitato, screditato e oggi viene difeso proprio dai Corso Donati che lo avrebbero esiliato, diffamato, isolato e ficcato all’inferno tra i falsari di parole…
Ma noi siamo diversi, e prima di twittare “in difesa della patria” andiamo alla fonte, leggiamo e ci sforziamo di capire. Così si difende la cultura che non ha patria perché appartiene a tutti.

s

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