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Trump non farà un suo partito: “Rimango un repubblicano”

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Donald Trump non farà un suo partito, intende rimanere repubblicano, ma è pronto a vendicarsi dei senatori che gli volteranno le spalle nel processo per impeachment che sta per aprirsi al Senato. Sarebbe questo il messaggio che l’ex presidente ha fatto recapitare nel weekend appena trascorso ad alcuni senatori del Gop, affinché spargessero la voce all’interno del partito, secondo il retroscena che viene proposto da Politico

Messaggero dell’ex presidente è stato Brian Jack, suo ex direttore politico alla Casa Bianca, che ha trascorso il fine settimana al telefono a rassicurare i senatori repubblicani sul fatto che Trump non ha in mente di lanciare una sua nuova formazione politica, che finirebbe per danneggiare il Gop. Piuttosto, ha spiegato Jack secondo la ricostruzione di Politico, l’ex presidente intende mantenere la sua impronta sul Partito repubblicano.

Un messaggio, quello di Jack, che ha un’implicazione ben chiara, sebbene nel suo giro di telefonate non sia mai stato fatto esplicito riferimento all’impeachment: Trump, a cominciare dalle prossime primarie, si vendicherebbe dei senatori repubblicani ‘traditori’, scatenando loro contro l’elettorato conservatore.

“Il presidente ha voluto farmi sapere, insieme ad altri, che è un repubblicano, che non darà vita a un terzo partito e qualsiasi cosa farà politicamente in futuro la farà da repubblicano”, è la ricostruzione della telefonata con Brian Jack fatta dal senatore del Nord Dakota Kevin Cramer, per il quale “il Partito repubblicano nella sua stragrande maggioranza è ancora a fianco del suo presidente”.

Il processo per impeachment metterà alla prova la lealtà dei senatori repubblicani nei confronti dell’ex presidente e sarà anche un test sulla presa che Trump ancora ha nei confronti del partito. Se, nelle previsioni della vigilia, la maggior parte dei senatori repubblicani non voteranno contro Trump, si fa tuttavia notare che quasi nessuno ha difeso il suo comportamento e le sue parole in occasione dell’assalto al Congresso, che ha provocato cinque morti.

C’è poi una pattuglia di senatori repubblicani che può sentirsi svincolata dalle ‘minacce’ di Trump. E’ il caso del senatore dell’Ohio Reb Portman, che lunedì ha annunciato che non intende ricandidarsi. Lo stesso ha fatto Pat Toomey, della Pennsylvania, che ha già affermato che a suo giudizio Trump ha avuto una condotta punibile con l’impeachment. Toomey non si è però ancora voluto pronunciare esplicitamente sul voto che esprimerà nel processo al Senato.

Nel computo dei senatori che potrebbero votare contro Trump va inoltre calcolato anche Mitt Romney, l’ex candidato alla Casa Bianca, l’unico repubblicano a votare contro l’ex presidente nel precedente processo per impeachment. Decisivo, concordano gli osservatori, sarà il ruolo di Mitch McConnell, il leader repubblicani al Senato, che ha annunciato di voler prima sentire gli argomenti dell’accusa e quelli della difesa, prima di decidere quale sarà il suo voto. Lo stesso McConnel che, nel precedente processo per impeachment per l”Ucrainagate’, si era schierato dal primo momento a difesa del presidente.

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