Un libro in dono per un dono contro il coronavirus

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Un libro in dono per un dono contro il coronavirus (#unlibroindonoperundonocontroilcoronavirus): è questo il nome di un’iniziativa culturale no-profit, su base volontaria, a sostegno di iniziative di raccolta fondi di provata serietà, per sostenere gli sforzi di contenimento e cura dell’epidemia da coronavirus in atto presso gli Ospedali di Chivasso e Genova. L’ha lanciata ieri su facebook e sulle pagine del proprio sito la casa editrice genovese Stefano Termanini Editore (www.stefanotermaninieditore.it). Due i fronti: l’Ospedale Civico di Chivasso, centro di emergenza per la lotta contro il coronavirus, per il quale si raccolgono fondi in collaborazione con Lilt Torino, la sua presidente Donatella Tubino, il Consiglio Direttivo Provinciale Torino, le Delegazioni e tutti i volontari, e l’Ospedale Galliera di Genova.
Per Chivasso il libro “donato” è il romanzo-autobiografia di Maria Cicconetti La foto che non c’è (Serel International/Stefano Termanini Editore), ora in versione podcast/audiolibro. Libro – come si spiega nella pagina dedicata all’iniziativa, ieri lanciata con successo su facebook – «intenso, forte, ricco di speranza», offerto ai lettori della casa editrice e a tutti per tenere loro compagnia durante questi giorni incerti, difficili e dolorosi, a causa dell’emergenza coronavirus».
Per Genova e il suo Ospedale Galliera il libro offerto in dono ai lettori è Il virus e il direttore di Dino Frambati, diario «dal fronte del coronavirus», che Dino Frambati ha voluto scrivere appositamente, a sostegno dell’iniziativa Un libro in dono per un dono contro il coronavirus, prestando anche la sua voce per l’edizione in podcast/audiolibro. La pubblicazione, “donata” al lettore in cambio di un suo libero dono, va a vantaggio di una raccolta fondi già attiva su GoFundMe.
Mentre il coronavirus ci impone di rimanere a casa – si dice nelle pagine che la casa editrice dedica all’iniziativa – un libro può esserci di conforto. Ascoltarlo è un altro modo di leggerlo. Può – così si vorrebbe – essere rilassante in tempi molto tesi, ovvero meno impegnativo in settimane e giorni che, come questi, sono affollati di preoccupazioni e pensieri.
Nel suo La foto che non c’è, Maria Cicconetti, antropopranoterapeuta chivassese, ha raccontato una storia segnata di tappe amare, ma una storia alla resa dei conti positiva, in cui trionfano, nonostante gli ostacoli posti dalla sorte, la voglia di vivere e la capacità di perdonare. Maria Cicconetti, protagonista e autrice, giunge a scoprirsi dotata del “prana”, la forza di curare con le mani, tema questo a cui ha dedicato Mani che curano, un nuovo libro, di prossima e imminente pubblicazione, scritto in collaborazione con il medico-scrittore Gino A. Torchio.
Dino Frambati, genovese, consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e per diciassette anni vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti ligure, opinionista, editorialista, conduttore di trasmissioni, recente autore di un libro dedicato alle buone notizie, Quando la notizia è buona (Stefano Termanini Editore), scrive il suo “diario”, Il virus e il direttore, con lo stile vivace del cronista. Il lettore è posto dinanzi al dramma della pandemia, quale fatto epocale e sconvolgente. Non mancano rilievi quotidiani e minuti, poiché – come Dino Frambati ci dice – il coronavirus ugualmente dirompe: nel grande delle relazioni fra i Paesi e le Borse e nel piccolo dei nostri affetti e della nostra vita quotidiana. Il coronavirus, che ci fa paura, ci mette in crisi: ci obbliga a una revisione di noi stessi, ci chiede di “ripensarci”.
L’iniziativa #unlibroindonoperundonocontroilcoronavirus ha raccolto un immediato apprezzamento sulle pagine di facebook, ove è stata il 19 marzo. «Quella dell’Editore Stefano Termanini di Genova per gli ospedali in crisi (compreso il nostro di Chivasso) è un’iniziativa meravigliosa» scrive Gino A. Torchio, medico-chirurgo pneumologo, già attivo presso gli Ospedali San Luigi Gonzaga di Orbassano e presso l’Ospedale Civico di Chivasso. «Aiutiamolo insieme alla Dottoressa Tubino», invita il dottor Torchio. «Lavoro da anni all’Ospedale di Chivasso», scrive Nicola Vinassa, medico ortopedico, che dà la propria testimonianza in presa diretta, «qui ora siamo tutti ora impegnati ad assistere con umanità e competenza i malati che arrivano sempre più numerosi. Tutto il personale sta mettendo ogni forza per superare la crisi e darci una nuova speranza. Purtroppo, non ci bastano più gli strumenti che abbiamo, nonostante gli sforzi delle istituzioni». E quindi chiude, ribadendo l’invito a donare: «Diamo allora ognuno un contributo: bastano tante piccole gocce per formare un mare. Grazie».

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