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UN RIMPASTO NON BASTA, SENSO DELLO STATO ED EQUITÀ POLITICA IMPONGONO DI COINVOLGERE LE OPPOSIZIONI

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cangini

Se Giuseppe Conte avesse avuto cultura politica e senso dello Stato (oltre che della realtà), avrebbe fatto quel che dall’inizio della pandemia gli osservatori più accorti e i politici più avveduti suggerivano a lui e auspicavano per l’Italia: avrebbe coinvolto le opposizioni nelle decisioni sanitarie ed economiche del governo. Nonostante i garbati ma continui richiami del Quirinale, non l’ha fatto. E, come dimostra la crisi di governo in corso, non ha saputo coinvolgere neanche le forze politiche di maggioranza. Ha accentrato il potere e, cosa ancor più imperdonabile, non l’ha esercitato. Si è scavato così la propria fossa politica e il punto, ora, è evitare che in quella fossa sprofondi anche l’Italia.
Partiamo da tre considerazioni di fondo, credo, piuttosto oggettive. L’attuale governo e l’attuale maggioranza non sono in grado di gestire con sufficiente efficacia né la crisi sanitaria né la crisi economica; la cattiva gestione della crisi sanitaria è costata e costerà la vita di migliaia di concittadini; la cattiva gestione della crisi economica e la prevedibile cattiva gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) metteranno a rischio il futuro del Paese. Detto altrimenti, molti moriranno e finiremo commissariati a causa di un debito pubblico esorbitante accompagnato ad una crescita economica inadeguata.
Ad oggi, tutto lascia credere che la crisi (di) politica in corso si concluderà con un nuovo governo Conte opportunamente “rimpastato”. Doveva essere un Mercoledi da leoni, sarà il Giorno della marmotta. Non cambierà nulla. Chi scrive auspica da tempo la nascita di un governo istituzionale sostenuto dell’intero arco parlamentare perché, in uno Stato caratterizzato da una politica debole e una debolissima capacità amministrativa, solo unendo le forze possiamo sperare di farcela. Qualora non fosse questo lo sbocco, bisogna che il nuovo assetto di governo presupponga comunque la corresponsabilizzazione delle opposizioni. Larghe intese di fatto. Se non accade oggi, accadrà domani in un contesto persino peggiore.
Nei mesi scorsi, con gran lucidità, lo ha detto anche Luciano Violante. Non è solo questione di sensibilità istituzionale o di convenienza personale, è questione di equità politica: i due terzi delle misure comprese nel Pnrr e finanziate dall’Europa verranno attuati dal prossimo governo, e poiché è ragionevole pensare che il prossimo sarà un governo di centrodestra sarebbe giusto che quelle misure fossero condivise dalle attuali opposizioni.

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