USA e Australia insieme contro proteste cinesi su tratto di mare contestato”

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L’ambasciatore degli Stati Uniti in Australia Arthur Culvahouse ha elogiato la “robusta e costante leadership” dell’Australia nel respingere le rivendicazioni della Cina sul Mar cinese meridionale. Canberra, infatti, in una dichiarazione al segretario generale delle Nazioni Unite ha respinto “le rivendicazioni cinesi secondo cui avrebbe ‘diritti storici’ o ‘diritti e interessi marittimi’ stabiliti nella ‘prassi storica di lungo periodo’ rispetto al Mar cinese Meridionale”.

La posizione dell’Australia – ha aggiunto Culvahouse – aiuta a consolidare la nostra visione condivisa di un Indo-Pacifico libero e aperto”. La questione sarà al centro dei colloqui fra le ministre australiane degli Esteri Marise Payne e della Difesa Linda Reynolds con le controparti Usa nei prossimi giorni a Washington, per le consultazioni bilaterali annuali Ausmin.
Nella dichiarazione alle Nazioni Unite l’Australia respinge specificamente le rivendicazioni territoriali cinesi su atolli e isole artificiali e su aree marittime contestate, e respinge le asserzioni cinesi secondo cui la sovranità sulle isole Paracel e Spratly sarebbe “ampiamente riconosciuta dalla comunità internazionale”. La presa di posizione si allinea con la linea dura dell’amministrazione Trump che finora ha esortato i paesi che rivendicano sovranità sull’area di risolvere le controversie secondo il diritto internazionale. L’Australia ha tuttavia partecipato più volte con navi da guerra americane in esercitazioni per affermare la libertà di navigazione nell’area, lungo una rotta di massimo traffico commerciale, dove la Cina ha occupato e militarizzato diversi isolotti e atolli, installando anche un potente sistema di missili terra-aria.
L’area è reclamata da diversi paesi della regione, Vietnam, Taiwan, Malaysia, Brunei, e le Filippine, ma Pechino la rivendica come proprio territorio nonostante la posizione contraria della Corte Internazionale di Arbitrato.

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