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USA2020: COS’È SUCCESSO IN SOUTH CAROLINA.

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Le primarie in South Carolina si sono concluse con una schiacciante vittoria dell’ex vicepresidente Joe Biden. Ma cos’è successo veramente?

Biden nella media di FiveThirtyEight è passato da un vantaggio di circa cinque punti sul senatore Bernie Sanders ad un vantaggio di 20 punti nei sondaggi, per poi vincere nel voto di quasi 30 punti.

In molti hanno attribuito il suo boom alla buona performance nel dibattito e all’endorsement del deputato James E. Clyburn. Anche i risultati dell’exit poll della CNN alimentano questa narrativa, ma sarebbe una lettura errata.

Il dibattito si è tenuto martedì sera e l’endorsement è arrivato mercoledì mattina. Ma lunedì c’era già un sondaggio di Public Policy Polling con Biden a +15 e martedì uno di Clemson con Biden a +18.

I sondaggi che hanno chiuso le interviste mercoledì (quindi forse un leggero impatto almeno del dibattito potrebbe esserci stato nelle ultimissime interviste) avevano Biden a +28 Starboard), +20 (Monmouth), +17 (Emerson) e +9 (DFP).

Possiamo dire quindi che dibattito ed endorsement non sembrano essere stati il fattore determinante.

Il motivo della vittoria di Biden risiede invece probabilmente nella sua campagna chiesa per chiesa e città per città fatta da dopo la sconfitta in New Hampshire. Per la prima volta l’ex vicepresidente ha fatto davvero campagna elettorale.

Un altro fattore che spiega questo risultato è probabilmente il voto tattico. In Iowa e in particolar modo in New Hampshire quando gli elettori si sono accorti che Biden non aveva speranze si sono spostati su Pete Buttigieg ed Amy Klobuchar.

Questa volta invece grazie al risultato pessimo degli altri candidati centristi in Nevada, Biden si è posizionato come il candidato moderato più forte e gli elettori si sono spostati su di lui (in particolar modo quelli di Tom Steyer che ha deluso tantissimo, ed ha annunciato il suo ritiro subito dopo il voto).

Se guardiamo alla composizione demografica vediamo che Biden ha letteralmente stravinto il voto afroamericano e in particolar modo quello degli elettori più anziani. Questi in South Carolina, ad esempio a differenza del Nevada, sono storicamente conservatori e molto religiosi.

Biden ha ottenuto risultato impressionanti nelle contee a maggioranza afroamericana. Quando l’elettorato nero supera il 70%, l’ex vicepresidente inizia a prendere la maggioranza assoluta dei voti. In alcune contee arriva al 70% dei voti.

L’ex vicepresidente ha avuto la stessa dinamica che ha avuto Clinton nel 2016 (R^2=0.76) proprio grazia al voto nero.

Bernie Sanders invece ha un risultato altalenante. In Iowa e New Hampshire abbiamo visto come perdeva consensi in modo uguale rispetto al 2016. In South Carolina invece sovraperforma il tuo risultato dove era andato male (sotto il 15%) e sottoperforma notevolmente dove era andato bene (sopra il 30%).

Due esempi: la peggior contea fu Allendale e passa dall’8% al 12,6%, la miglior contea in entrambe le volte è stata Pickens, ma passa dal 33% al 27,7%. Risultato: nella media a livello statale conferma il risultato del 2016.

Nel complesso il problema di Sanders rimangono sicuramente i neri, ma meno del 2016. Se guardiamo ai risultati entrambe le volte e li confrontiamo con il numero di votanti afroamericani vediamo che il problema è che ha sottoperformato dove ci sono i bianchi.

Inizia a sovraperformare solo dove i bianchi smettono di essere la maggioranza. Ad esempio, se nelle contee al 30% nere in media ha preso il 20%, oggi prende il 25%. Ma in quelle al 60% nere, nel 2016 ha preso il 10% e ora prende il 15%.

Per fenomeni di autocorrelazione, Biden va sensibilmente meglio nelle zone più povere e meno istruite, mentre Sanders migliora al salire dei numero di laureati e al migliorare del reddito medio.

In conclusione, Biden è riuscito a portare al voto gli afroamericani e a convincerli che lui era il candidato giusto. La campagna delle ultime due settimane ha funzionato.

Sanders invece tiene complessivamente tra i neri, ma paga la concorrenza nel voto bianco e probabilmente il non aver fatto molta campagna elettorale qui per concentrarsi sui 14 Stati che voteranno martedì.                                                                                                                                                      Analisi di Lorenzo Ruffino.

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