usare la tecnologia per controllare i daini

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Un’interrogazione invita a non “spostare” gli animali, ma usare strumenti “evoluti” per raggiungere l’obiettivo della messa in sicurezza della mobilità stradale

Utilizzare strumenti tecnologici per tenere i daini lontani dalle strade, invece che “trasferirli” altrove.

A chiederlo è un’interrogazione della consigliera Giulia Gibertoni (Gruppo Misto), che ripercorre l’intera vicenda dei daini in Emilia-Romagna, ricorda i suoi precedenti atti ispettivi in materia e ricorda come esista “una sperimentazione che aveva previsto l’uso di un mix di apparecchiature piazzate in tratti stradali limitati ma scelti tra i più pericolosi dal punto di vista della presenza di fauna selvatica, mettendo a confronto l’efficacia di diversi strumenti di prevenzione tra cui: sensori elettronici in grado di propagare stimoli acustici all’avvicinarsi di un ungulato selvatico; dissuasori elettronici capaci di emettere stimoli visivi e acustici di disturbo degli animali che si attivano con le luci dei fari; dispositivi ad ultrasuoni per tenerli lontani. Il tutto accompagnato da cartelli verticali informativi che avvisavano l’automobilista di passaggio dell’inizio di un tratto a rischio collisione. La sperimentazione è stata avviata nel 2014 a Casteldelci, in località Ponte Messa, in provincia di Rimini, e successivamente estesa a Castell’Arquato e a Castelnuovo Fogliani nel piacentino, nel reggiano tra Montecavolo e Roncolo nel Comune di Quattro Castella, tra Montecchio e S. Ilario nel Comune di Montecchio Emilia e nell’abitato di Gaiato di Pavullo nel modenese. Dai dati disponibili dopo l’installazione delle diverse apparecchiature in tre dei cinque tratti, precisamente nel piacentino, nel riminese e nel modenese, allestiti con le diverse apparecchiature, il numero di collisioni è sceso a zero, mentre nel reggiano, nel tratto della SP12, si sono verificati incidenti in misura inferiore alla metà della media del periodo antecedente le installazioni e nel tratto della SP23 un solo incidente rispetto ai 7 annui precedenti l’installazione”.

Da qui l’atto ispettivo per sapere dall’esecutivo regionale “se non ritenga opportuno modificare l’approccio che si sta per realizzare nei confronti di questo problema cominciando, anziché dallo spostamento dei daini, probabilmente costoso, inutile e fortemente traumatico per gli stessi animali, da quella che è la vera soluzione del problema cioè gli strumenti tecnologicamente più evoluti per tenere lontani i daini dalle strade: opere quali recinzioni, catadiottri, ecodotti, sottopassi, sovrappassi, oppure ancora sistemi più evoluti basati su tecnologia radar e infrarossi, ma anche semplicemente su catadiottri colorati (azzurro, bianco, rosso) che vengono applicati ai paracarri”.

Fra questi accorgimenti Gibertoni cita “paletti separati e il cui funzionamento avviene di notte, con la luce dei fari dei veicoli che viene riflessa negli ambienti laterali, spaventando gli animali in avvicinamento e creando una barriera “virtuale” che si attiva quando vi è il transito delle auto; oppure ancora, attraverso centraline di segnalazione e messaggi luminosi e sonori, che evitino il passaggio in strada degli animali selvatici e, contemporaneamente, allertino gli automobilisti dell’eventuale pericolo, tutte opere che potrebbero e dovrebbero essere realizzate, innanzi tutto, dai soggetti gestori delle infrastrutture di trasporto, e il contributo di tutti gli enti territorialmente competenti o comunque competenti, tra cui la Regione, la cui efficacia è stata già ampiamente dimostrata anche dalla campagna di sperimentazioni, promossa nell’ambito del Piano faunistico regionale, riguardante misure di prevenzione coordinate quali sensori, dissuasori, ultrasuoni e cartellonistica e sopra richiamate nel dettaglio, effettuate a partire dal 2014, con l’ausilio e la supervisione della stessa Regione”.

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