Vergani, AISOM: “Già i primi dissapori sul nuovo governo Draghi”

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draghi

Da poche ore è nato è il governo Draghi e già affiorano i primi screzi. Si possono preventivare nuove criticità per il prossimo futuro che precluderanno il vero sviluppo dell’attività di governo per tutto il resto della legislatura.

Le prime preoccupazioni per i privati, gli enti, le imprese sono, così, subito accresciute.

Abbiamo, quindi, chiesto a Stefano Vergani, Presidente di AISOM (www.aisom.it) associazione nazionale di imprese, quali sono le sue prime reazioni al nuovo governo e se anche in AISOM sono già spuntate le prime preoccupazioni.

Presidente Vergani, sin dall’inizio era stato scettico sulla “stabilità” di un governo come quello poi nato. I dubbi iniziali sono ancora quelli?
“Sicuramente Si. Il presidente Mattarella non voleva andare ad elezioni anticipate sapendo il gran rischio che nulla potesse mutare per assicurare una stabilità per almeno 1-2 anni. Per questo motivo non poteva non tentare una prima mediazione per mantenere una minima coesione nell’affrontare la lunga coda della pandemia e il rilancio economico e non perdere, così, il treno UE. Sperava, insieme a Draghi, che i partiti avessero un’anima che veramente dimostrasse un senso istituzionale. Nessuno dei due, però, immaginava che, in una situazione così critica e con il tempo ormai quasi inesorabilmente perso, l’anima nera dei politici continuasse il teatrino fatto di nullità, di annunci, di programmi che nessuno in effetti vorrà e potrà mai approvare. Certo che le imprese sono preoccupate, soprattutto le PMI e le Microimprese. Le grandi saranno, invece, sempre trattate con i guanti. I manager tecnici arrivano da esperienze multinazionali che devono in ogni modo preservare il proprio orticello. Manager tecnici che arrivano dall’Accademia o dalle Istituzioni o dal mondo bancario nazionale, sono come dei pretoriani inseriti anche loro a guardia degli interessi dei potenti, sia dei privati sia dello stato”.

Come possono le imprese salvaguardare i loro interessi in questa situazione?
“Ci proviamo in ogni maniera e se servirà perfino con l’acquisto di una banca. Del resto le politiche monetarie non le fanno più nessun paese da solo. Ci sono diverse banche internazionali pronte a sostenere AISOM e le sue imprese socie, soprattutto perché hanno capito che il vero tessuto economico del paese sono le tante PMI e microimprese, non le grandi aziende che vivono di dividend striping o che sono colluse con poteri finanziari forti”.

Se questi programmi di cui parla si avvereranno la vostra associazione e le associazioni amiche che parteciperanno al progetto, diventerà una potenza incredibile, una cosa mai vista prima in Italia
“Lavoriamo per il bene degli attuali soci. Tutte le imprese che verranno e accetteranno le regole del gruppo saranno le benvenute. Diverso sarà l’atteggiamento verso quelle imprese che si comportano da meri speculatori. Se verranno solo per il beneficio della finanza, della stessa moneta saranno ripagate. Se verranno, invece, con la vera e profonda volontà di costruire un modello economico nuovo e più sano, saranno meglio ripagate. Purtroppo in questo pase ci sono molti, ancora troppi furbetti. Occorre essere rigorosi”.

Lei parla di nuovo o nuovi modelli economici. Ci faccia un esempio di cosa intende
“Se al MISE ci avessero ascoltato anni fa quando cercammo di confrontarci su casi simili, il caso Whirlpool non sarebbe scoppiato. Oggi l’impresa ed i lavoro ci sarebbero ancora. Mi ricordo il ministro Di Maio che assicurava i lavoratori della Whirlpool sulla stabilità del loro impiego. Cosa direbbero ora gli ex lavoratori se dovessero parlare? In Italia c’è ancora troppa gente che pasteggia sui resti delle aziende. Per questo a molti interessa far fallire le aziende anziché tenerle invita. C’è indietro un risiko ben collaudato come ultimamente diverse inchieste hanno dimostrato”.

fonte: Alfredo di costanzo

https://news.concordiaets.it/

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