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Volete onorare quel carabiniere? Guerra senza quartiere alla droga

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droga..

In un paese serio, il presidente del Consiglio convocherebbe la seduta dei ministri per domani, in concomitanza con i funerali di Mario Rega Cerciello. All’ordine del giorno, la lotta senza quartiere al flagello della droga. Sarebbe la maniera migliore per onorare il sacrificio di un eroe del nostro tempo, assassinato da due sbandati dell’America, a cui non bastava mai il vizio di cui si nutrivano.
Ma non accadrà, perché viviamo il tempo delle parole. Ieri si sono sentite le prime voci della politica sul tema: quanto dureranno?
Eppure prima o poi bisognerà a far capire alle istituzioni – e a questa società codarda – che è proprio la droga che sta ammazzando la gioventù. E le vittime della gioventù. L’assassinio del carabiniere è stata determinato da qualche grammo di “roba”. Uccidi con otto coltellate – quanto tempo dura un’esecuzione del genere? – la persona che hai di fronte. Hai il cervello in bambola, dentro di te non hai più né anima né cuore. Sei una alieno. E distruggi la vita altrui.
Dilaga il consumo degli stupefacenti

Dopo la retorica di giornata – se vogliamo anche necessaria, perché comunque il dolore è stato sincero – vi fermate a ragionare? Lo metterete un freno a una deriva che ormai colpisce fin dall’età più giovane? Intervenire tocca innanzitutto al legislatore, per uscire definitivamente da quella logica sessantottina per cui nulla deve essere proibito. Mettiamoci in testa una volta per tutte che un drogato non è un malato a cui dobbiamo prestare cure. Quando ti droghi sai benissimo che cosa stai facendo, mentre non è il malato a scegliersi la malattia. Basta con la compassione per chi si intossica. Anche chi consuma è colpevole. Stop alibi.
Poi i sindaci. Ripulite dalla droga le città. A Roma c’è tutto, ovvero manca tutto. Servizi. Strutture. Ma “in compenso” la droga scorre a fiumi. La città è abbandonata a se stessa. La cultura dello sballo domina, non ci sono presidi di polizia a sufficienza. Chi dedica la propria vita al contrasto delle tossicodipendenze?
E’ impressionante – ovunque, non solo nella Capitale, ahinoi – il dilagare dei nuovi modelli di consumo di stupefacenti. Aumentano le morti per droga. In tutta Italia centotrentamila persone sono in carico ai servizi pubblici per le dipendenze patologiche. Siamo quarti in Europa nella tragica statistica sul consumo di cocaina. Ma la politica si batte per la cannabis in negozio.
Invece, bisognerebbe contrastare con tutti i mezzi un fenomeno che è criminale.
L’uomo ridotto a larva

Lo impedisce la demagogia. E viene da chiedersi perché a sinistra si intestardiscano rispetto ad una battaglia che dovrebbe essere comune.
C’è chi ancora insiste sulla liberalizzazione delle droghe. Dicono che bisogna sconfiggere così la mafia e il mercato che prospera sulle “dosi” di morte vendute agli angoli delle strade. Nel mondo di utopia, quella stessa droga smerciata invece in tabaccheria non modificherebbe in nulla la riduzione a larva di chi ne fa consumo. Ed è ciò che si ostinano a non capire. Non ci deve essere alcuna tregua, invece, per i mercanti che la spacciano. E nessun permissivismo per chi la compra. Perché rovina se stesso e la gente che lo circonda. Lo ripeteremo sempre: drogarsi non è un diritto, ma un delitto contro se stessi e contro la società.  francesco storace  fonte https://www.secoloditalia.it/

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