Yemen sempre più nel caos: i separatisti del sud si impadroniscono di Aden

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Mohammed Ali stands in his neighbour’s conflict-destroyed house in the Old City of Sana’a. Mohammed was displaced from the area after it was hit by bombs and he lost his friends in the incident. He returns to his neighbour’s house to reminisce about old times, wishing the war to end. ; UNHCR is responding to the humanitarian crisis in Yemen, providing emergency assistance to those forcibly displaced by the conflict. Continuing violence in Yemen has made years of poverty and insecurity even worse. The conflict has disrupted millions of lives, with 2 million internally displaced and a further 1 million having returned home to dangerous conditions. More than 20 million Yemenis need humanitarian assistance. UNHCR provides emergency shelter and household assistance including mattresses, blankets, sleeping mats, kitchen sets, buckets and other essential items. Our assistance has reached people in all 20 governorates affected by the conflict. We also refurbish public buildings that now host displaced families. We provide legal and financial assistance as well as psycho-social support, and we continue to protect and support some 280,000 refugees, mainly from the Horn of Africa, who remain in Yemen despite the conflict.

Il presidente dello Yemen riconosciuto dalla coalizione arabo/sunnita, Abd Rabbo Mansour Hadi. ha incontrato il re dell’Arabia Saudita Salman ben Abdulaziz Al Saud dopo che i suoi scomodissimi alleati, i separatisti sud-yemeniti del Southern Transitional Council – ‎ al-Majlis al-Intiqālī l-Janūbiyy (Stc) hanno occupato la città portuale di Aden che dal 2015 è anche la capitale provvisoria dello Yemen, al posto di Sana’a dove dal 2014 è insediato il governo dominato dagli sciiti Houti che controlla il nord del Paese.
Secondo l’agenzia ufficiale Saba, «Il re Salman ha affermato che resta al fianco dello Yemen e che rigetta ogni minaccia diretta contro l’unità e la coesione sociale dello Yemen, tra le quali le azioni del Consiglio separatista».
In quella che è stata una vera è propria commedia delle parti (Hadi vive ben protetto in Arabia Saudita) il presidente yemenita ha ringraziato gli invasori sauditi per il sostegno dato allo Yemen «condannando questo golpe diretto contro le istituzioni dello Stato». In realtà lo Stc, che inalbera la bandiera panaraba rossa, bianca e nera col triangolo azzurro e la stella rossa della ex repubblica popolare dello Yemen meridionale allata dell’Unione Sovietica, ma che è armato e finanziato dagli Emirati arabi uniti, ha permesso alla coalizione saudita e al governo fantoccio di Hadi di scacciare da Aden gli Houti e di resistere alle incursioni di Al Qaeda dello Yemen.
La Coalizione sunnita diretta dall’Arabia Saudita (che comprende anche gli Emirati arabi uniti) ha chiesto l’immediato cessate il fuoco ad Aden e ha prima minacciato l’Stc di rappresaglie militari se non si fosse ritirato dalle zone militari (tutte) che ha occupato da qualche giorno e dal palazzo presidenziale e da altre proprietà pubbliche e private, poi ha lanciato attacchi aerei contro una posizione dei separatisti.
La Coalizione sunnita anti-Houthi sembra a pezzi: il governo fantoccio yemenita ha accusato le forze del Southern Transitional Council di aver organizzato il colpo di Stato «con il sostegno diretto di un’altra potenza regionale» e ha dichiarato che riterra «l’Stc e gli Emirati arabi uniti pienamente responsabili del colpo di Stato contro un governo legittimo», che in realtà è un governo fantoccio che si regge sulle baionette e le bombe che l’Arabia Saudita acquista all’estero, Italia compresa.
Già il 9 agosto il segretario generale dell’Onu, António Guterres, aveva esortato separatisti e le Prima degli attacchi sauditi contro i ribelli secessionisti, la coordinatrice umanitaria dell’Onu in Yemen, Lise Grande, aveva denunciato che «Numerosi civili sono stati uccisi e feriti dall’8 agosto, data nella quale sono scoppiati i combattimenti nella città di Aden. Secondo delle informazioni preliminari, almeno 40 persone sono state uccise e altre 260 ferite».
Di fronte a questo caos indecifrabile, dove gli alleati diventano nemici nel giro di un giorno, e gli ex “comunisti” si alleano con gli emiri, Guterres ha sottolineato che «Il conflitto nello Yemen non può essere regolato che con una soluzione politica». Ma è evidente che sarà difficilissimo, visto che quello in atto ad Aden è uno scontro tra ex alleati che teoricamente farebbero ancora parte della coalizione arabo-sunnita antisciita e dimostra che quell’alleanza ormai non esiste più. Inoltre l’Stc vuole tornare ai due Yemen di prima dell’unificazione e probabilmente farebbe volentieri un accordo con gli Houthi sciiti e i loro alleati sunniti, lasciando loro il nord e facendo un patto contro al Qaeda e i sauditi.
Il problema è che la conquista di Aden (da sempre punto di controllo delle rotte petrolifere verso il Canale di Suez) da parte dei separatisti sud-yemeniti complica l’invio degli aiuti umanitari nell’intero Yemen e gli sforzi dell’Onu per mettere fine a una guerra che sta devastando il Paese da oltre 4 anni e che ha provocato la morte di migliaia di persone e sprofondato lo Yemen nella fame e nella peggiore crisi umanitaria mondiale.

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