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Bail-in, di Camillo Venesio

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camillo venesio

(Amministratore Delegato di Banca del Piemonte)

Tratto da “ Lessico Finanziario “ di Beppe Ghisolfi – ARAGNO Editore

Bail-in è un termine inglese che si può tradurre con “salvataggio interno”.
Per chiarire il significato è opportuno fare una sintetica premessa per ricordare che cosa fa una banca. In Europa e in particolare in Italia la banca riceve depositi da famiglie e imprese e ne presta una larga parte, o talvolta tutti, ad altre famiglie e imprese. In sostanza la banca si può definire un’impresa che intermedia il credito, tra chi risparmia perché ha più disponibilità di quante servono in un dato momento e chi ha bisogno di credito perché non ha momentaneamente tutti i fondi necessari per pagare acquisti, debiti o fare investimenti. La banca fa anche tanti servizi ma ai nostri fini ci focalizzeremo sull’attività di raccolta di depositi ed erogazione del credito. Chi deposita i risparmi vuole essere certo che in ogni momento – se li deposita senza alcun vincolo – o alla scadenza del periodo concordato – se li deposita con un vincolo temporale, per esempio di qualche mese o di qualche anno in caso di investimento in obbligazioni bancarie –, può riaverli indietro.
Ora, può succedere che un certo numero di imprese e famiglie che hanno ricevuto il prestito non siano più in grado di restituirlo: questa situazione genera perdite per la banca; in generale e in tempi normali la banca ha adeguate riserve “specifiche” per il rischio che corre a erogare credito, riserve che consentono di ammortizzare queste perdite; qualora le perdite fossero superiori alle riserve “specifiche”, la banca può ancora utilizzare il proprio Patrimonio Netto, si tratta in sostanza di altre riserve accumulate nel corso degli anni che servono proprio in casi di emergenza per ammortizzare perdite. Può succedere, soprattutto in lunghi periodi di crisi, che le perdite sui prestiti che la banca ha erogato a famiglie e imprese, insieme a eventuali altre perdite su investimenti sbagliati, siano superiori sia alle riserve “specifiche”, sia al Patrimonio Netto.
A questo punto ci sono alcune alternative:
a) un’altra banca più solida è interessata ad acquistare la banca in difficoltà e copre le ulteriori perdite;
b) se nessuna banca si dimostra interessata, può intervenire lo Stato (si tratta del bail-out, salvataggio esterno) a valere sulla fiscalità generale, cioè facendo pagare l’intervento di salvataggio ai cittadini, con un aumento delle imposte o con una riduzione di servizi erogati; è quanto è successo in molti Paesi europei e negli Stati Uniti nei primi anni della recente grande crisi, le banche in difficoltà sono state salvate in genere dopo che erano state azzerate le posizioni degli azionisti e di coloro che avevano sottoscritto le obbligazioni più rischiose (chiamate “subordinate”) della banca in crisi; con il bail- out quindi azionisti e in genere obbligazionisti subordi- nati perdono tutto e successivamente interviene lo stato nazionalizzando la banca;
c) se lo Stato non interviene – e da qualche anno con le nuove leggi in Europa lo Stato può intervenire solo in molto rari casi eccezionali – le norme prevedono il ricorso al bail-in, “salvataggio interno”, anche utilizzando una parte dei fondi dei depositanti della banca; quindi, in caso di bail-in gli azionisti e i portatori di obbliga- zioni subordinate (quelle più rischiose) perdono tutto, ma anche i portatori di obbligazioni meno rischiose e i depositanti della banca in crisi per la parte eccedente i centomila euro possono perdere parte o addirittura tutti i propri risparmi. Oggi la regola in Europa è quanto indicato al punto c), cioè il bail-in, perché è stato deciso che in caso di forte crisi di una banca, dopo che gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati hanno perso tutto, per coprire le perdite rimaste è necessario “intaccare” anche le obbligazioni meno rischiose e i depositi oltre i centomila euro dei clienti della banca in crisi; in Europa e quindi in Italia è stata preferita questa opzione rispetto all’ipotesi
b) del bail-out perché si è ritenuto che non fosse giusto intervenire aumentando le imposte o riducendo i servizi per i cittadini.
Un’ultima annotazione. In genere si parla di “salvare una banca”, in realtà quando si parla di salvataggi l’obiettivo è di salvare almeno una parte dei risparmi affidati dalle famiglie e dalle imprese alla banca in crisi; infatti, con un fallimento disordinato di una banca, è verosimile che chi le ha affidato i proprio risparmi perda molto di più di quanto perderebbe con il bail-in; inoltre, un fallimento disordinato di una banca potrebbe generare panico anche tra i depositanti di banche sane con conseguenze nefaste per l’intera economia.

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