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Così abbiamo rivoluzionato un carcere: i detenuti cureranno animali e ambiente

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Dall’orticoltura alla cura degli animali, dalla conservazione dei boschi al turismo ecosostenibile. Il carcere sull’isola di Gorgona oggi è diventato un vero e proprio laboratorio di buone pratiche per la rieducazione delle persone detenute. Alla luce della cessazione della macellazione degli animali nel mattatoio del carcere, da noi voluta, che ha salvato la vita a 600 animali, sono partite nuove iniziative e proseguono quelle già avviate, volte a migliorare ulteriormente le condizioni di vita di chi lavora e vive sull’isola.

• IL PROBLEMA

Per anni sull’isola di Gorgona i detenuti hanno lavorato nel macello dell’istituto penitenziario.

Questo non era opportuno, perché persone che già avevano commesso reati, in particolare di natura violenta, continuavano a replicare un comportamento, nei fatti, violento. Questo comportava, inoltre, un forte impatto ambientale sull’isola e costi enormi.

Quindi abbiamo detto STOP alla macellazione e Sì a percorsi alternativi.

• L’INIZIATIVA

Abbiamo pensato quindi di rivoluzionare le attività rieducative che i detenuti svolgevano sull’isola, passando, così, dalla macellazione a percorsi che comportassero una particolare empatia con gli animali e cura dell’ambiente. In oltre un anno di lavoro abbiamo dettato le linee guida per la ridefinizione dei percorsi rieducativi in un’ottica ecosostenibile e che garantisca un futuro alle persone recluse.

• IL RISULTATO

I risultati sono molteplici: innanzitutto i detenuti potranno prendersi cura degli animali, nutrirli e accudirli, sviluppando una nuova modalità di relazione non più centrata sullo sfruttamento, ma sull’interazione con esseri senzienti. Ciò porterà importanti benefici dal punto di vista trattamentale, in termini di salute psicofisica, libera espressione delle emozioni, autostima e ampliamento dei loro orizzonti professionali, relazionali ed etici.

C’è inoltre la firma di un accordo fra il Ministero della Giustizia, il DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) e il Parco Arcipelago Toscano, che rafforza la riqualificazione degli interventi trattamentali per i detenuti e salvaguarda l’integrità etica e ambientale dell’isola.

Abbiamo ottenuto di ridurre l’inquinamento e un significativo risparmio di risorse per l’amministrazione penitenziaria (90mila euro), derivanti dalla chiusura del mattatoio e dal trasferimento di parte degli animali sulla terraferma, nel centro di recupero di Semproniano della LAV e in “santuari per animali liberi”;

Questo progetto sarà inoltre oggetto della ricerca “Gorgona. Caso studio: monitoraggio e osservazione dei benefici educativi recati dalle relazioni detenuti/animali”, che avrà luogo da giugno a dicembre 2020, realizzata dall’Università Milano Bicocca in collaborazione con gli psicologi dell’istituto penitenziario.

È stata siglata una convenzione con l’Università di Firenze, il Parco Arcipelago Toscano, l’ASA (Azienda Servizi Ambientali) di Livorno e il Comune di Livorno per raggiungere importanti obiettivi ambientali come la completa autonomia energetica dell’isola e valorizzare l’agrobiodiversità;

Prosegue con successo anche il progetto sociale con l’azienda vinicola Marchesi Frescobaldi, che ha realizzato sull’isola un vigneto biologico gestito dai detenuti, regolarizzati con un contratto di categoria.

• COSA SERVE PER REPLICARE L’INIZIATIVA

Era una svolta attesa da tempo ed è stata possibile grazie all’ascolto delle associazioni e degli enti locali e a un’attenzione costante alle necessità del territorio da parte del MoVimento 5 Stelle al Governo e nello specifico del sottosegretariato alla Giustizia che ha lavorato sul progetto per oltre un anno, fin dalla sua visita all’isola di Gorgona nel maggio 2019.

Sicuramente questa iniziativa potrà essere una vera e propria fucina, per rilanciare i valori di rispetto per l’ambiente e per gli animali e per attuare un nuovo concetto di rieducazione e risocializzazione dei detenuti. Un modello che, se funzionante, potrà essere poi riprodotto in tutta Italia.                                    a cura del portavoce del  MoVimento 5 Stelle Vittorio Ferraresi, sottosegretario alla Giustizia

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