FRANCESCO, PAPA EPOCALE E CORAGGIOSO

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COPERTINA FINALE FRONTE

“FRANCESCO, PAPA EPOCALE E CORAGGIOSO ED ESEMPIO PER LE DORMIENTI ISTITUZIONI OCCIDENTALI”

IVANO TONOLI, SEGRETARIO POLITICO PARTITO UNIONE CATTOLICA: “IL DIALOGO TRA LE REGIONI E LA TUTELA DEI CRISTIANI CATTOLICI, OVE MINORANZA, SONO UNA PRIORITÀ CHE DALL’ASPETTO PASTORALE SI TRASFERISCE A QUELLO DELLE DECISIONI POLITICO-ISTITUZIONALI. SIAMO ONORATI DI POTER DEDICARE AL NOSTRO AMATISSIMO SANTO PADRE LA RISTAMPA DEL SECONDO LIBRO SUI CATTOLICI UNITI, NEL 130ESIMO ANNIVERSARIO DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA CHE HA NELLE ENCICLICHE DI BERGOGLIO UN RIFERIMENTO INTERPRETATIVO, ATTUALIZZANTE E PROSPETTICO DECISIVO E STRATEGICO”

LA CONFEDERAZIONE DATORIALE E SINDACALE, ASSOCIAZIONE DI CATEGORIA DI ISPIRAZIONE CATTOLICA PRESIEDUTA DALLO STESSO DOTTOR TONOLI, HA DA TEMPO AVVIATO CON SUCCESSO LE PROCEDURE DI APPLICAZIONE DI IMPORTANTI FONDI EUROPEI DEDICATI ALL’ALLESTIMENTO E AL COMPLETAMENTO DI ZONE INDUSTRIALI IN ALBANIA, DEFINITA DA PAPA FRANCESCO UN MODELLO DI ARMONIA TRA RELIGIONI E UN LUOGO IDEALE PER L’INTEGRAZIONE TRA LE ESIGENZE DEI MERCATI GLOBALI E QUELLE DELLO SVILUPPO LOCALE

Il Partito Politico Unione Cattolica, che si appresta a completare la stampa e a procedere alla pubblicazione della seconda Edizione del Libro “Cattolici Uniti, da 130 anni per benedire un’Italia Nuova”, ha espresso tramite il proprio Segretario Politico Nazionale, Ivano Tonoli, le più ampie e alte attestazioni di elogio a Papa Francesco, “Pontefice epocale e coraggioso, sommo Pellegrino e Costruttore di ponti di dialogo tra le Fedi religiose, esempio soprattutto per le dormienti istituzioni politiche occidentali che, dopo i danni del colonialismo dei due secoli passati, hanno quasi totalmente abdicato e rinunciato al ruolo diplomatico e negoziale che dovrebbe essere di loro primaria competenza”.

Il Libro sarà accompagnato dal saluto introduttivo e dalla prefazione firmata dal Banchiere europeo e saggista finanziario di successo, Prof. Beppe Ghisolfi.

Di seguito, il resoconto realizzato dai Cattolici Uniti, aggiornato al viaggio apostolico di Francesco in Iraq – appena concluso – ed estratto in anteprima assoluta da alcune pagine del Libro programma (di Tonoli, Brambilla, Zorgniotti) di prossima uscita.

“Sono grato dell’opportunità di compiere questa Visita, a lungo attesa e desiderata, nella Repubblica dell’Iraq, e di poter venire in questa terra, culla della civiltà strettamente legata, attraverso il Patriarca Abramo e numerosi Profeti, alla storia della Salvezza e alle grandi tradizioni religiose dell’Ebraismo, del Cristianesimo e dell’Islam.

Negli scorsi decenni l’Iraq ha patito i disastri delle guerre, il flagello del terrorismo e conflitti settari spesso basati su un fondamentalismo che come tale non può accettare che vi sia la pacifica coesistenza di etnie e religioni, di culture e idee diverse”.

Comincia così il discorso pronunciato da Papa Francesco il 5 marzo scorso nel Palazzo presidenziale di Baghdad, in avvio del viaggio apostolico continuato nei successivi due giorni nei luoghi simbolo della storia e della sofferenza di una Nazione dove, nei fatti, si sta registrando il clamoroso disimpegno della politica atlantica e occidentale. Il Santo Padre ha voluto altresì tributare il proprio omaggio al suo predecessore Giovanni Paolo II, completando idealmente e concretamente il cammino che questi iniziò vent’anni fa in Siria, ma che venne poi interrotto dal veto del dittatore iracheno Saddam Hussein il quale impedì a Karol Wojtyla di fare visita nella Terra di Abramo. Da quel momento, si aprì una ferita adesso rimarginata dall’arrivo di Bergoglio nella Capitale Baghdad: “Non si può deludere l’attesa di un Popolo per la seconda volta”, ha dichiarato il Pontefice alla vigilia della prima missione di un Papa in un Paese a maggioranza Sciita; missione che avviene 2 anni dopo la firma, avvenuta ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti, del Documento – antesignano dell’enciclica “Fratelli tutti” – sulla “Fratellanza Umana per la Pace mondiale e per la convivenza comune”, redatto e sottoscritto da Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb.

Il discorso di esordio del nostro Santo Padre nella sede del Presidente Barham Salih, terzo Capo consecutivo di Stato di etnia Curda, è proseguito con una esortazione diretta in particolare alle istituzioni dell’Occidente, affinché escano dall’attuale torpore che ne avvolge la capacità di iniziativa diplomatica e negoziale:

“La diversità religiosa, culturale, etnica che per millenni ha caratterizzato la società irachena è una preziosa risorsa a cui attingere, non un ostacolo da eliminare.

Anche la comunità internazionale ha un ruolo decisivo da svolgere nella promozione della Pace in questa Terra e in tutto il Medio Oriente. Il lungo conflitto nella vicina Siria – di cui in questi giorni ricorrono dieci anni dal suo inizio! – insegna che le sfide interpellano sempre più la famiglia umana intera e la cooperazione globale, per affrontare le tensioni regionali e le disuguaglianze economiche”. Qui il Papa ha rivolto un ringraziamento alle organizzazioni, sia statali che sovrannazionali, e alle numerose agenzie, tra le quali diverse Cattoliche, da anni impegnate ad assistere le popolazioni civili “con grande impegno. Il venire incontro ai fabbisogni essenziali di tanti fratelli è un atto di carità e di giustizia che contribuisce a una pace duratura”.

Bergoglio ha ricordato il ruolo e i drammi della comunità Cristiana e della Chiesa: vittime prima del lungo, spietato regime di Saddam Hussein e poi – rimosso quest’ultimo – delle persecuzioni terroristiche dell’Isis. “Anche in Iraq la Chiesa Cattolica desidera essere amica di tutti, e tramite il dialogo collaborare in modo costruttivo per la causa della Pace con le altre religioni. In questa terra, l’antichissima presenza dei Cristiani, il loro contributo alla vita del Paese costituiscono una ricca eredità, che vuole poter continuare al servizio di tutti”. Dunque l’appello ai governanti locali: “La partecipazione dei Cristiani alla vita pubblica, come cittadini che godano pienamente di diritti, responsabilità e libertà, testimonierà il fatto che un sano pluralismo di tipo religioso, etnico e culturale può contribuire alla prosperità e all’armonia del Paese”.

Centrale e strategico, nel complesso del viaggio compiuto da Francesco, è stato il suo incontro – nella città santa di Najaf – con il Grande ayatollah Ali Al-Sistani, la massima Autorità religiosa Sciita della Nazione: incontro al quale il Vaticano ha lungamente lavorato e che, compiuto oggi, ha il significato sia di un reciproco desiderio di uguaglianza e di armonia tra le religioni, sia di un più vasto impegno a tutela e a soccorso “dei più deboli e perseguitati”, e qui il Papa ha voluto elogiare Al-Sistani per quanto fatto finora insieme con la comunità Sciita.

Nell’itinerario svolto nel Kurdistan iracheno e nella città di Mosul, il Santo Padre ha dedicato il proprio ricordo alle “migliaia e migliaia di persone, tra musulmani, cristiani e yazidi, annientati dal terrorismo, sfollati o uccisi” in nome di un integralismo che nulla c’entra con alcuna religione: “La Fraternità sia più forte del fratricidio!”, ha esclamato Bergoglio che – celebrata la Santa Messa nello stadio di Erbil – si è soffermato con Adbullah Kurdi, di etnia curda Siriana, padre del piccolo Alan che il 2 settembre 2015, a soli 3 anni di età, perse la vita in mare, assieme alla madre e al fratello, nel tentativo di raggiungere la Grecia a bordo di un precario gommone appena partito dalle coste turche. Il Papa ha voluto concludere con il padre di Alan la visita in Iraq, nel ricordo di quanti, vittime del traffico di esseri umani, periscono nel tentativo di sottrarsi a persecuzioni e fame. “Sono venuto qui come pellegrino di pace, in cerca di fraternità. L’Iraq rimarrà per sempre nel mio cuore”.

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