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I tweet non bastano più, Salvini rilanci con un congresso

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salvini

Caro direttore, se continua con queste scaramucce, il centrodestra rischia di fare la fine dei grillini

Non basta asfaltare la sinistra solo nei sondaggi e vedersi riconosciuta ragione su tutto, dalla giustizia al fisco, dalle alleanze internazionali all’Europa, senza una linea politica comune che prescinda dai tweet e dalle ossessive foto su Instagram.

Silvio Berlusconi sembra ancora il più lucido quando propone una nuova alleanza online tuttavia è da Matteo Salvini che ci si aspetta lo scatto di reni per far tornare la politica italiana con la P maiuscola.

Con Giorgia Meloni ancora troppo presa dall’ubriacatura dei sondaggi e dalla ricerca di una classe dirigente, Salvini dovrebbe avere il coraggio di indire, dopo le amministrative, un Congresso Nazionale della sua Lega; non tanto per riconfermare la leadership, quanto per fissare in un documento programmatico le linee-guida per i prossimi sette anni.

Sarebbe un errore non farlo per non contarsi, se si trincerasse dietro a scuse quali regolamenti e statuti interni perché i vari cavalli di razza, da Zaia a Giorgetti, da Fontana riconoscono in lui il leader indiscusso che li ha fatti rinascere.

I grandi statisti prima di lui, da Fanfani a Moro, da Craxi a Berlinguer, insegnano che c’è stato sempre bisogno di un documento approvato da un congresso che indicasse e legittimasse la visione della società a cui aspiravano. Salvini dovrebbe prima di tutto evidenziare che sull’Europa ha vinto. La fortuna elettorale della Lega, infatti, nasce anche dal rifiuto delle rigide regole di bilancio europee scritte da ciechi burocrati a Bruxelles e ritualizzate e canonizzate dal solito Pd, che le aveva interiorizzate al punto da farne il fondamento del suo progetto politico. La pandemia ha smascherato tali assurdità e la Bce ha fatto l’inimmaginabile, ha cominciato a comprare i titoli di Stato emessi in deficit.

Il limite invalicabile del 3% è stato travolto registrando il 9,5% nel 2020 e l’11,8% nel 2021. Una vittoria strategica per chi, come Salvini, aveva invocato flessibilità di bilancio e «superamento delle regole sul deficit». La pandemia ha trasformato quella che sembrava un’eresia in un pensiero dominante: «Non si può tornare alle vecchie regole di bilancio» dice oggi Draghi seguito da francesi e spagnoli. Idem sull’immigrazione: Salvini è stato deriso e indagato perché chiedeva l’applicazione di una normativa concordata a livello europeo, come d’altronde oggi auspicano un po’ tutti. Per non toccare l’argomento giustizia, su cui si sta spendendo con grande coraggio.

Luigi Bisignani

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