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CORREGGERE I PRIVILEGI DEI GRANDI GRUPPI FISCALI TECNOLOGICI E INCENTIVARE I RISPARMIATORI A INVESTIRE NELL’ECONOMIA REALE: LA RICETTA DI ANTONIO PATUELLI

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Riconfermato il ruolo vitale svolto dalle banche a maggior ragione dall’inizio del dramma pandemico globale a oggi. Il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana nella più recente Assemblea plenaria, sottolinea con forza di dati e di proposte la funzione di politica economica e sociale propria del settore creditizio, evidenziata altresì nei Manuali edu-finanziari redatti dal grande amico e collaboratore Beppe Ghisolfi e introdotti dallo stesso Patuelli

Il debito, pubblico e privato, contratto e accresciuto nei mesi bui della prima e seconda ondata pandemica non deve gravare oltre misura su famiglie e imprese, già depauperate sul fronte delle entrate correnti e delle risorse dedicabili a fronteggiare la competizione internazionale. Questo rischio può e deve essere evitato attraverso una equa riforma fiscale che corregga i privilegi attualmente goduti dai colossi tecnologici multinazionali e riporti il Risparmiatore al centro delle strategie di sviluppo e di investimento nell’economia reale, proprio come previsto dall’originario dettato costituzionale.
Lo ha ribadito il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, in occasione della più recente Assemblea generale plenaria dell’ABI, nella quale ha sviluppato un documento programmatico fondamentale e coerente con i precetti della Dottrina economico-sociale.
Nella propria relazione svolta innanzi ai rappresentanti apicali degli Istituti di credito, Patuelli ha ricordato – anche alle autorità di decisione politica – che occorre partire da una riorganizzazione del sistema impositivo fiscale che metta mano alle posizioni di vantaggio beneficiate dai grandi gruppi tecnologici internazionali. Questo al fine di riportare il baricentro delle scelte fondamentali, ai fini della ripartenza e della ripresa, sulla figura del Risparmiatore, della famiglia risparmiatrice e produttrice, prevedendo misure sostanziali e strutturali di incoraggiamento a investire, a cominciare da aliquote tributarie fiscalmente decrescenti in relazione e proporzione alla durata e alla lunghezza temporale degli investimenti “liberamente scelti”.
Un tale provvedimento – ha rimarcato Patuelli – rafforzerebbe i titolari di risparmi, le imprese italiane, frequentemente purtroppo ancora fragili, e lo stesso Stato. Non deve essere infatti dimenticato che il tasso medio di rendimento sui conti correnti odiernamente non supera lo 0,03 per cento su cui si applica il 26 per cento di imposte con un ritorno del tutto irrilevante, se non controproducente, per l’erario statale.
Il riordino fiscale avrebbe l’effetto di ricondurre l’ordinamento finanziario pubblico nell’alveo dell’originario dettato della Costituzione della Repubblica Italiana, oltre a porre un argine efficace alla tentazione rappresentata dal dilagare delle criptovalute, in attesa delle grandi riforme messe in cantiere dalla Banca Centrale Europea con il cosiddetto “Euro digitale”.
Nozioni di assoluta concretezza, oltre che di alto valore formativo, che si richiamano ancora una volta a una naturale funzione delle Banche come istituzioni chiamate alla diffusione di buone prassi educative, aspetto questo sottolineato dal Professor Beppe Ghisolfi, anch’egli Banchiere e saggista, autore di Manuali introdotti dallo stesso Patuelli – del quale è storico amico e collaboratore – come strumento di “pionierismo” a vantaggio di scelte libere e informate sulla destinazione del risparmio familiare come risorsa in grado di rinforzare nel medio periodo le economie reali e produttive del Paese evitando l’aggravamento del debito pubblico e privato e l’assorbimento di risorse preziose da parte della speculazione.
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