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Recovery, ritorna la task force dei trecento

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draghi

Le sorprese della politica sono infinite. Come quella di trovare nel documento esteso del Piano di ripresa e resilienza Pnrr, il Recovery plan

Di circa 2.500 pagine, che il governo ha inviato al Parlamento, una delle pietre dello scandalo utilizzate per far cadere il governo Conte. Ricordate la vicenda della task force da 300 funzionari indicata in una delle primissime bozze del Pnrr, quando ancora il progetto era meno che ufficiale? Coloro che avevano deciso la fine dell’esecutivo giallorosa presero bene la mira e spararono decisi. Tutta Italia Viva, una parte del Pd, il centrodestra, giornali di varia estrazione, tutti si lanciarono contro quello che veniva presentato come un attacco alla democrazia.

Matteo Salvini: “Una task force da 300 persone, siamo matti?”. L’allora ministra Teresa Bellanova: “Se il premier vuole andare avanti deve ritirare la norma sulla task force. Non siamo una Repubblica fondata sui Dpcm”. L’immancabile professor Sabino Cassese: “Troppi poteri a una sola task force incomprensibile. È una soluzione rococò, denota sfiducia nello Stato”. Il fuoco incrociato. Il ministro agli Affari europei, Vincenzo Amendola, si sbracciava cercando in buona fede di rassicurare: “L’idea di una governance è nelle linee guida della Ue a pagina 33”, insomma ce lo chiede Bruxelles. Niente, quelli andavano diritti, spalleggiati dai quotidiani amici. Il Sole 24 Ore: “Incredibile ma vero. Sei super manager e 300 tecnici per i fondi Ue”. Sebastiano Messina su Repubblica: “Più o meno gli stessi poteri che avevano i quadrumviri nell’ottobre del 1922: i quadrumviri di Mussolini alla marcia su Roma”.

La task force da 300 funzionari viene eliminata dai documenti preparatori e nel testo del 12 gennaio, l’ultimo redatto dal governo Conte, non c’è più. Così come viene tolta la “cabina di regia” immaginata da quell’esecutivo che prevedeva un trittico formato da Palazzo Chigi, Mef e Sviluppo economico. La struttura risorta. Ieri al Parlamento sono arrivate le 2.500 pagine del documento complessivo, composto da allegati tecnici, tabelle di marcia, piani finanziari, suddivisione degli investimenti anno per anno – con l’obbligo di chiudere tutto al 31 agosto 2026 – insomma un apparato tecnico imponente.

E cosa si trova a pagina 15 dell’allegato tecnico Implementation, monitoring, control and audit of the National Recovery Plan?

La task force di 300 funzionari. “Per quanto riguarda le risorse umane – si legge – è prevista un’azione straordinaria di rafforzamento del personale a beneficio della Pubblica amministrazione attraverso un piano di assunzione di personale esperto, a tempo determinato, specificamente destinato a pubbliche amministrazioni che hanno la responsabilità della implementazione/realizzazione delle iniziative e dei progetti del Pnrr”. Tra queste assunzioni, finalizzate a rendere più rapidi i progetti, ci sono 1.000 nuove assunzioni di “esperti” per il ministero guidato da Renato Brunetta, ci sono poi 2.800 assunzioni – il bando è stato già pubblicato il 6 aprile scorso – per le otto regioni del Mezzogiorno.

“Inoltre, per le strutture centrali di controllo presso il ministero dell’Economia e delle Finanze” è prevista “l’assunzione di un totale di trecento dipendenti a tempo determinato con possibilità di scorrimento in graduatoria, che rimarrà efficace per l’intera durata dell’attuazione del Pnrr”.Eccoli i 300 che facevano scandalo e costituivano un attacco alla Repubblica, un orpello “rococò”. Semplicemente, come si evince dagli allegati del Pnrr, erano già richiesti dalle regole e dalle linee guida europee cui l’Italia si stava conformando.

L’entità-Cyber. Così come era legata a quelle indicazioni anche la Fondazione per la cybersecurity che Matteo Renzi ha scagliato a mo’ di clava contro Conte, accusandolo di voler mettere le mani sui Servizi segreti. La struttura di sicurezza, invece, è ancora là e il testo non lascia dubbi sulla sua genesi: “Le autorità nazionali competenti, in linea con le strategie dell’Ue, favoriranno l’identificazione di una nuova entità (corsivo nostro, ndr) di cyber sicurezza nazionale, attualmente oggetto di dibattito politico”.

La struttura si chiama ora “entità” – come veniva indicato Israele dai Paesi che non volevano riconoscerlo come Stato – e soprattutto il testo ammette che è in corso un “dibattito politico” sulla sua composizione e controllo.

di Salvatore Cannavò

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